"Groenlandia": al forte di Fortezza suggestioni su clima, potere e colonialismo
L'artista Leander Schwazer ha realizzato sulle mura una scritta gigantesca che trasforma questo luogo storico in un momento per riflettere sulle grandi crisi globali. Per favorire nei passanti un pensiero su questi temi, si evoca l'isola artica danese, che da tempo è oggetto delle mire espansionistiche diel presidente Usa Donald Trump
Dal 1° ottobre, la scritta GROENLANDIA campeggia in grandi lettere, ispirate al celebre logo di Hollywood, sulle mura del Forte di Fortezza (Bolzano).
L’opera dell’artista Leander Schwazer trasforma questo luogo storico in una piattaforma visiva e concettuale per riflettere sulle grandi crisi globali: cambiamento climatico, spostamenti di potere, colonialismo.
«Utilizzando un’iconografia familiare - scrivono gli organizzatori - Schwazer mette in discussione connessioni abituali e genera nuove associazioni: cosa collega la remota e ghiacciata Groenlandia a una fortezza militare dell’Alto Adige?
L’installazione è un intervento nello spazio pubblico e una sovrapposizione simbolica di distanze geografiche e politiche», si legge nella presentazione.
Sappiamo fra l'altro che fin dal suo insediamento nel gennaio scorso, il presidente americano Donald Trump ha annunciato le mire espansionistiche degli Usa verso la Groenlandia, che è un libero protettorato afferente allo Stato della Danimarca, dunque nella sfera dall'Unione europea.
E il governo di Copenhagen ha già chiaramente manifestato nei mesi scorsi forte irritazione per le manovre di Washington sulla Groenlandia, vasta distesa di ghiacci, terre rare e ambizioni geopolitiche. In agosto il ministero degli eusteri della Danimarca ha convocato l'incaricato d'affari Usa, il più alto diplomatico statunitense nel Paese, dopo le rivelazioni della tv pubblica danese Dr su "operazioni d'influenza" condotte nel territorio autonomo da almeno tre cittadini americani, legati all'entourage di Donald Trump.
Il sospetto è di una campagna per mutare il clima politico e il consenso nell'isola, spingendola alla secessione e al passaggio agli Stati Uniti. "Qualsiasi tentativo di ingerenza negli affari interni del Regno sarà ovviamente inaccettabile", ha affermato il ministro degli Esteri danese Lars Rasmussen nell'annunciare la convocazione. Stando a Dr, sarebbero stati i servizi segreti danesi ad individuare la presenza di "almeno tre" persone impegnate in Groenlandia per lavorare a una frattura con la Danimarca.
A maggio il Wall Street Journal aveva riferito che l'amministrazione Trump avrebbe chiesto ai servizi di intelligence di intensificare la raccolta di informazioni su Groenlandia, indipendentismo e stati d'animo nell'isola rispetto a una possibile presenza economica americana.
Non è la prima volta che la Groenlandia entra nell'agenda di Trump. Già nel 2019 aveva lanciato l'idea — definita "assurda" dalla premier Mette Frederiksen — di "comprare" l'isola. Tornato alla Casa Bianca, ha riacceso i riflettori sulla regione, rivendicandone il valore strategico e la "necessità" per la sicurezza nazionale Usa. Sia Nuuk, la capitale inuit, e sia Copenhagen hanno però chiarito più volte che l'isola non è in vendita.
La Groenlandia gode di un'ampia autonomia, lasciando a Copenhagen solo le decisioni su politica estera, monetaria e di sicurezza. Si può staccare dalla Danimarca per referendum, ma un recente sondaggio (dell'istituto Verian per Berlingske e Sermitsiaq) ha evidenziato come l'85% degli abitanti non voglia esser parte degli Stati Uniti.
Distesa sconfinata di ghiacci, 2,1 milioni di chilometri quadrati di superficie (sette volte l'Italia), è abitata da appena 56 mila persone e custodisce ricchi giacimenti di terre rare e minerali critici decisivi nella transizione energetica e l'industria high-tech.
Ospita la base aerea americana di Pituffik/Thule, cruciale per il sistema di difesa missilistica e di sorveglianza nello scacchiere artico. Ed è tanto più strategica considerando che anche la Russia di Vladimir Putin ha intensificato la presenza militare nell'Artico, rafforzando basi e rompighiaccio, e rivendicando porzioni crescenti di piattaforma continentale.
Ma torniamo all'installazione altoatesina: «La Groenlandia – spesso percepita come periferica – diventa qui un simbolo centrale, dove si intrecciano le tensioni della contemporaneità: crisi ecologica, competizione per le risorse, narrazioni postcoloniali e nuove alleanze geopolitiche.
Anche la fortezza, chiusa e difficile da raggiungere, è parte integrante dell’opera: visibile a migliaia di passanti sull’autostrada del Brennero, il messaggio si rivolge a un pubblico ampio e variegato, ben oltre i circuiti tradizionali dell’arte.
GROENLANDIA non è una semplice scritta, ma un’affermazione poetico-politica volutamente ambigua. La distanza tra il luogo e il suo nome crea un cortocircuito di senso: la Groenlandia è ovunque?
L'artista spiega: “La Groenlandia è un'isola reale e allo stesso tempo un'idea. Uno schermo su cui proiettare i sogni di dominio occidentali. La scritta GROENLANDIA trasferisce questa proiezione in un'architettura storica che un tempo era essa stessa simbolo di potere, separazione e difesa. È l'incontro tra due isole, distanti migliaia di chilometri l'una dall'altra.
Inoltre, l'opera si rivolge a un pubblico eterogeneo: passanti, curiose e curiosi, persone che si interrogano sul suo significato. Che sia fugace o riflessiva, di approvazione o di irritazione: ogni reazione è parte integrante dell'opera".
L'iniziativa è a cura di Sandra Mutschlechner, collaboratrice del Forte, con il sostegno di Salewa, Oberalp Group e Windisch Design. Un ringraziamento speciale va a Hanspeter Einsendle per aver reso possibile l'installazione, scrivono i promotori.