Usi civici, è scontro in consiglio
Tione, la minoranza: «La Ediltione ha gettato inerti su terreni Asuc». Il sindaco: «Sono del Comune»
TIONE. «E’ una disgrazia avere un avvocato per sindaco». Che tra Emanuela Giacomuzzi, consigliere di minoranza della frazione di Saone, e il primo cittadino Mattia Gottardi, di professione avvocato, non corra buon sangue è ormai risaputo. Tra i due, le parole si infiammano, soprattutto, quando l’argomento è l’Asuc. Quello di Saone, s’intende. Di cui la consigliera Giacomuzzi è, a dir poco, più di una strenua paladina. Ogni momento è buono per ricordare al sindaco che il Comune di Tione, nella lite giudiziaria in corso con l’ Amministrazione separata degli usi civici di Saone, sbaglia. Che sarebbe cosa buona e giusta che l’amministrazione tionese ritornasse sui suoi passi, «senza far spendere soldi inutilmente in processi» all’Asuc. Accuse, che nello specifico, assumono forme double face, immancabilmente ribaltate addosso dall’uno all’altro contendente.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, il copione si è ripetuto. Con l’aggiunta di qualche parola e considerazione di troppo che hanno fatto salire i toni della seduta. Tutto è partito in avvio di assemblea, allorquando l’esponente di minoranza ha letto un’ interrogazione avente per oggetto lo spostamento di «materiale inerte di dubbia provenienza accumulato dalla ditta Ediltione», su di un terreno di Saone di proprietà dell’Asuc, secondo Giacomuzzi. Appartenente al Comune, secondo il sindaco Gottardi. L’argomento è poi scivolato immancabilmente sugli Usi Civici. E su una sentenza della Corte di Appello di Roma riguardante l’Asuc di Vigolo Baselga e il Comune di Trento. Che, a detta della Giacomuzzi, dovrebbe «fare scuola», per casi analoghi. Compreso ciò che riguarda appunto Saone e Tione. A questo punto il sindaco ha ricordato, in punta di diritto, che «il verdetto della Corte di Appello di Roma non conta niente. In quanto, in base al testo di procedura civile, le sentenze non costituiscono parere vincolante». Ed è qui che è successo il patatrac. Uno scontro violentissimo di accuse reciproche. Da una parte «di non dare mai risposte a legittimi interrogativi della minoranza». Dall’altra di «fare uso improprio e scoordinato delle parole». Che, secondo il sindaco e la lingua italiana, hanno un peso e un preciso significato. Una querele che ha coinvolto anche il presidente del consiglio Giuseppe Stefenelli, tacciato dalla Giacomuzzi di non saper fare il suo mestiere. Di non esercitare il suo ruolo di garante super partes, tra maggioranza e opposizione.
Il copione si è ripetuto pari pari, anche in occasione dell’approvazione della transazione stragiudiziale, tra Comune e Giampaolo Marchiori di Saone che ha chiesto di acquistare, in via bonaria, di 2 metri di terreno che altrimenti avrebbe potuto acquisire tramite usucapione, con aggravi di spese per se e per l’amministrazione comunale. Anche su questo argomento, sindaco e consigliera si sono accapigliati, inducendo il primo cittadino a tacitare l’esponente di minoranza ad usare «termini artatamente impropri».
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