San Patrignano chiude ma a Ciré apre la nuova bici-bottega

I tecnici Gianni Pegoretti e Antonio Attanasio (senza lavoro) ora hanno una loro azienda per produrre telai speciali


di Roberto Gerola


PERGINE. Hanno trovato “accoglienza” in un capannone vuoto nella zona produttiva di Ciré. E lì hanno proseguito la loro attività nel costruire telai di bicicletta. Erano rimasti per strada all’indomani della chiusura della comunità terapeutica di San Patrignano, a Castagné San Vito, nel maggio scorso. E avevano perso il lavoro. Sono Gianni Pegoretti e Antonio Attanasio. Entrambi sono esperti nel settore. Erano al centro, in particolare Gianni Pegoretti, dell’attività che si svolgeva nell’officina del complesso: telai, assemblaggio bici, ricerca. Basti pensare all’iniziativa “Bicidoc” e ai livelli raggiunti nell’ambito nazionale. San Patrignano era diventato un centro d’eccellenza per le bici da corsa. I pezzi prodotti trovavano facile collocazione sul mercato italiano.

Tutto questo era il mondo di Pegoretti che dal 2007 era responsabile dell’officina telaisti. Con lui anche Antonio Attanasio che dopo un percorso in comunità durato 4 anni, era divenuto dipendente e aveva trovato nell’officina, uno nuovo interesse vitale.

Capacità, esperienza, talento, erano sul punto di essere sprecati. Oltre al lato umano, di due “specializzati” senza lavoro. «C’era stato un accordo per ottenere alcune attrezzature - ci ha detto ieri Gianni Pegoretti - ma poi non c’è stato alcun riscontro e abbiamo dovuto iniziatore tutto da capo. Così eccoci qua».

Gianni e Antonio si sono sistemati (ancora provvisoriamente) in un locale del capannone al Ciré. Arredo e attrezzatura molto modesti, per altro. «Ma un po’ di lavoro lo abbiamo - dice sempre Gianni - e abbiamo potuto fortunatamente fare affidamento sui clienti che avevamo. Una buona parte di loro ci hanno seguito e possiamo ora lavorare». In sostanza sono “terzisti”, lavorano su incarico loro assegnato da terzi appunto. Così hanno costituito la “Deanima srl”. I soci sono loro due, più un altro che si occupa di marketing. Ma non è stato facile. Dal punto di vista burocratico, naturalmente. «Abbiamo impiegato tre mesi per poter avviare l’attività», dicono. A settembre, il via ufficiale. Ma intanto, nel capannone ci sono telai in lavorazione, c’è anche un locale per la loro verniciatura. «Per il momento sono tutti in carbonio - ci dicono - li costruiamo, ma anche li aggiustiamo. Un telaio pesa meno di un chilogrammo, in caso di caduta, si incrina e occorre intervenire. Per il momento ci limitiamo ad aggiustare e produrre telai Deanima in carbonio, ma la nostra prospettiva è anche l’acciaio».

Non nascondono che i tempi sono difficili, ma il settore presenta buone prospettive e Gianni (con Antonio) ha alle spalle l’esperienza e il talento necessari a proseguire nella tradizionale produzione d’eccellenza.













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