Percussioni e clarinetto: due fratelli uniti dal pentagramma
La storia. Francesco e Alessandro Petri, figli dello scultore Egidio hanno scelto la musica come professione. Uno in Germania e l’altro in Austria, si sono ritrovati in Trentino in questi giorni I loro sogni tra Covid, famiglia e le difficoltà di fare gli artisti oggi
Trento. “L’è ‘l tamburo principal della Banda d’Affori, ch’el comanda cinquecencinquanta pifferi…”. Correva l’anno 1943, il milanese Mario Panzeri fu censurato dal governo fascista perché il testo della celebre ballata conteneva celati riferimenti alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, formata da 550 “bischeri”, come dissero subito i toscani. E il tamburo non poteva che riferirsi al loro capo, ovvero il Duce. Quel brano “sovversivo” fu inciso per la Cetra dall’Orchestra della Canzone Italiana diretta dal maestro Cinico Angelini.
I due fratelli e il motivetto
Chissà se il clarinettista Francesco Petri (1991) ha mai suonato quel motivetto quando cominciò a muovere i primi passi musicali con la banda di Albiano. E chissà se suo fratello, Alessandro (1995), orchestrale delle percussioni ha mai sentito parlare di quel “tamburo” che mandò in guerra milioni di italiani, compreso suo nonno, Severino (1917-1980), il qualefinì in un campo di concentramento in Germania. Dove oggi vive Francesco, mentre Alessandro ha messo radici a Graz, in Austria, per la quale il bisnonno, Lino Giacomozzi “Ginét”, da Gresta, fece il Kaiserjaeger nella Grande guerra.
Le origini
I due professori d’orchestra sono figli dello scultore Egidio Petri (1955) e di Ivana Fortarel (1962), da Segonzano, i quali hanno trasmesso loro la passione per l’arte e per la musica coltivate da sempre. Del resto, il Danilo (1957), manipolatore del ferro e della pietra, dice dei due nipoti che tutti “i Petri ì è dei matematici”, ovvero che hanno il bernoccolo artistico. Il Coronavirus ha riportato a casa, per qualche settimana, i due fratelli che non hanno mai avuto l’occasione di suonare assieme, se non a qualche festa di famiglia. L’uno Saarbrüchen, l’altro a Graz, stanno completando gli studi post laurea.
Questione di testa (e di fortuna)
Dopo il Conservatorio a Riva del Garda, Francesco Petri si è laureato ed ha completato un master in clarinetto a indirizzo orchestrale a Saarbrücken. “Ho un’insegnante israeliana, Shirley Brill, la quale è stata nominata nel settembre 2018 professore di clarinetto alla Hochschule für Musik”. Si tratta di un nome di peso nella musica sinfonica, con una carriera cominciata da solista con l’Orchestra Filarmonica di Israele diretta da Zubin Metha. La prospettiva, per Francesco, è di fare il solista in orchestre blasonate. Per tale ragione ha partecipato a vari concorsi internazionali e si è esibito in un concerto di capodanno sull’isola tropicale di Hainan, in Cina, tramesso in diretta dalla televisione cinese. “È stata una bella soddisfazione, anche se, quando si viaggia per tenere un concerto, la concentrazione è tutta sulla serata. Mesi di preparazione si giocano in pochi minuti, quando è richiesta non dico la perfezione ma almeno un’interpretazione di livello”. Rilancia Alessandro: “La preparazione è soprattutto mentale perché lo strumento si suona da anni. Lo stress è grande poiché devi dare il massimo, quando ti è richiesto”. La mamma, Ivana, aggiunge dalla cucina di casa che in questo ambito un ruolo lo gioca pure la fortuna o la sfortuna. È accaduto con la selezione per un concorso in Romania dove, dopo esibizioni durate mesi ed eliminazioni di centinaia di concorrenti, uno dei suoi figli si è trovato nella rosa dei primi venti. La serata conclusiva è stata funestata dalla febbre e dalla dissenteria. E mesi di lavoro e di preparazione sono finiti, scriviamolo con eleganza, in bagno.
“Naturalmente ci divertiamo anche, ci mancherebbe”. Precisa Francesco: “Ho avuto la fortuna di suonare con l’orchestra giovanile Italiana, di collaborare con l’orchestra di Riccardo Muti in un concerto in memoria di Claudio Abbado; con l’orchestra giovanile Cherubini per il Ravenna Festival”.
L’appello per le Bande
I due fratelli figurano tra i firmatari (novembre 2019) di un appello al Parlamento italiano per le Bande Musicali, sottoscritto da professori d’orchestra, solisti di fama internazionale, docenti di Conservatorio. “Siamo diventati professionisti grazie alle loro scuole, all’attività di formazione musicale e strumentale che effettuano ogni giorno a bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani, diversamente abili, in ogni parte d’Italia”. Chiedevano l’equiparazione delle norme riservate solo alle Associazioni Sportive Dilettantistiche poiché, se lo sport è per il corpo, la cultura è nutrimento per la mente. “Se oggi noi suoniamo nelle Orchestre Sinfoniche tra le più importanti al mondo, se siamo Jazzisti, se siamo solisti di fama nazionale ed internazionale lo dobbiamo anche a chi ha saputo far nascere in noi la passione per la Musica”.
Francesco è collaboratore di varie orchestre Sinfoniche; Alessandro, il percussionista, suona per lo Schleswig Holstein Musik Festival oltre che per l’orchestra “Wiener Jeunesse” di Vienna. Il percorso musicale di questi si è snodato fra i gruppi rock del Trentino dove, ça va sans dire, faceva il batterista. Poi la svolta, emulando il fratello maggiore, con l’iscrizione al Conservatorio di Bolzano. Da lì, il salto verso Graz è stato quasi naturale. “Anche se è stato casuale l’incontro con il mondo tedesco. Ero andato in Austria per l’Erasmus e mi è subito piaciuto il modo di lavorare; sono stato colpito dalla differenza di mentalità tra le due culture. In questi ultimi anni il mondo tedesco è tornato ad essere il centro della musica classica. L’Italia, che aveva una tradizione importante, sembra essere stata relegata al ruolo della Cenerentola”.
Covid e cultura
I due fratelli non lo dicono ma il riferimento alle scelte, pardon: le non scelte, della politica nel sostegno alla cultura sono palpabili. La pandemia del Covid ha soltanto offerto un robusto alibi. Del resto stiamo paghiamo ancora le conseguenze di quegli improvvidi ministri i quali sostenevano, paludati ed applauditi dai lecchini di turno, che con la cultura non si mangia. Con il sottogoverno, naturalmente sì.
Covid permettendo, i due fratelli si preparano a tornare nell’area tedesca. Francesco ha in programma la partecipazione ad alcuni concerti: a Ravenna, in Turchia e in Belgio per le selezioni finali di un concorso internazionale. Si dovevano tenere in Svezia ma la seconda ondata della pandemia ha consigliato il rinvio. Tutto resta sospeso. Dal pentagramma alla graticola, con molti progetti e con tanto lavoro di preparazione.
Alessandro continuerà, alternando lo studio con la collaborazione con il teatro dell’Opera di Graz. A proposito, come va con i vicini di casa? Perché il clarinetto può essere anche una compagnia, ma le percussioni possono levare il sonno. Ebbene, il percussionista Alessandro Petri non ha mai avuto richiami da chicchessia, forse perché dovendo cambiare quindici strumenti al giorno è costretto a fare le prove in università. Francesco, che è vissuto a Berlino per un paio d’anni, si è dovuto cimentare con un vicino, o perché cominciava a suonare troppo presto la mattina o perché si dilungava oltre le ombre della sera. Come è finita? Probabilmente s’è ricordato del nonno Severino finito in un campo di concentramento. In Germania. I Tedeschi amano la musica, ma solo in teatro, e non disdegnano la birra. E il vicino di casa amava più la birra del teatro.