Natale a secco e primavera con la neve
Panarotta, le foto a confronto raccontano le nostre «strane stagioni»: in città chicchi di «graupel» e tutti con il piumino
TRENTO. Anche voi ieri mattina siete usciti di casa con il maglione e il piumino che in genere indossate d’inverno? Avete fatto bene, visto che la temperatura minima in città è stata di appena 2,4 gradi centigradi. E vi siete anche pentiti di non avere infilato i guanti che ormai erano finiti, chissà dove, nell’armadio? Consolatevi pensando che gli abitanti di Canazei e San Martino di Castrozza nella stessa mattina sono usciti di casa con 7 e 8 gradi sotto lo zero. E sappiate che sul Sass Pordoi (a 2.900 metri di quota) il termometro negli ultimi giorni non è mai salito sopra lo zero, con picchiate fino a 16 gradi sotto zero.
Per gli agricoltori sono giornate d’angoscia. La stagione era ormai avanzata: pensate che a Levico Terme il termometro è crollato da una massima di 23,8 gradi a una massima di 8 gradi in una settimana. Eppure i meteorologi dicono che non sono poi così rare, in primavera, ondate di freddo come quella di questi giorni. E’ vero, in questi anni abbiamo visto i passi dolomitici imbiancati a giugno e le terrazze dei rifugi ricoperte di neve a ferragosto, tanto che gli operatori turistici in questi giorni hanno provato un brivido pensando all’estate umida e fredda (turisticamente spaventosa) del 2014.
Ma ugualmente fanno impressione le fotografie che ci ha inviato Giampaolo Rizzonelli (Meteo Triveneto) l’altro giorno dalla Panarotta e che testimoniano lo scambio di stagioni. Non si tratta solo dei prati secchi (a dicembre!) e delle piste da sci innevate (a fine aprile!) ma è questione anche di temperature: l’altro giorno a 1.800 metri di quota, alle ore 20, nella zona di malga Masi c’erano 3 gradi sotto zero, a Natale invece (alla stessa ora) c’erano 3 gradi sopra zero e il 19 dicembre il termometro segnava addirittura 5 gradi (sempre alle 20).
Un’ultima curiosità. Se mercoledì mattina a Trento credete di aver visto la grandine vi siete sbagliati: si trattava di “neve tonda”, chiamata anche graupel (dal tedesco) o gragnola. Una precipitazione solida (invernale) meno compatta della grandine che è invece un fenomeno estivo.
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