La Procura: «Condannate Grisenti»

Sentenza attesa per lunedì. I pm ribadiscono tutte le accuse del primo grado


Ubaldo Cordellini


TRENTO. Lui non c'era. Silvano Grisenti ha preferito non seguire il processo d'appello che potrebbe decidere del suo destino politico. E comunque quello che è stato uno dei politici più potenti degli ultimi anni dovrà aspettare lunedì per sapere se potrà tornare in pista. Per quel giorno è prevista la sentenza della Corte d'appello. Ieri i suoi legali, Vanni Ceola e Alessandro Melchionda, ce l'hanno messa tutta per cercare di rovesciare l'esito di primo grado, quando l'ex presidente dell'A22 venne condannato a 4 mesi di reclusione per corruzione impropria.

L'accusa, rappresentata anche in secondo grado dai pubblici ministeri Pasquale Profiti e Alessia Silvi, ha chiesto, invece la condanna per tutti i capi di imputazione e la diversa rubricazione per l'unica condanna riportata da Grisenti, con la trasformazione da corruzione impropria a corruzione propria. In primo grado, l'accusa aveva chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per i reati di corruzione, appunto, truffa e tentata concussione. Chiesta la conferma della condanna per l'imprenditore Stefano Oberosler, anche lui condannato a 4 mesi di reclusione in primo grado.

Ieri l'udienza è andata avanti dalle dieci e un quarto di mattina alle otto di sera. Poi, quando tutte le difese hanno finito di parlare, la Corte ha rinviato a lunedì per le repliche e la camera di consiglio. Un prolungamento dell'attesa per Grisenti. Ieri mattina il processo d'appello è iniziato, dopo alcune schermaglie procedurali, con la riapertura parziale dell'istruttoria. Su richiesta della difesa di Grisenti è stata riascoltata la prova a sostegno dell'accusa più grave. Si trattava dell'intercettazione del colloquio tra Grisenti, all'epoca presidente A22, e il direttore del Consorzio di cooperative Ccc.

Da questa conversazione, l'accusa aveva tratto gli elementi per l'imputazione di tentata concussione. Imputazione dalla quale Grisenti è stato assolto in primo grado. Nella conversazione, il presidente dell'A22 si lamenta per il fatto che il consorzio abbia deciso di presentare ricorso al Tar contro la vittoria della cordata guidata da via Berlino per la costruzione dell'autostrada Cispadana. Alle lamentele, però, Grisenti ha aggiunto la minaccia escludere il Ccc e le cooperative Cmc e Cmb, che facevano parte della cordata concorrente che voleva fare ricorso, dai futuri appalti in tutto il Trentino.

Secondo l'accusa Grisenti in quel momento era pubblico ufficiale in quanto alla guida di una società pubblica e quindi avrebbe commesso il reato di tentata concussione. La difesa ha sempre sostenuto che quelle non erano minacce e che la conversazione era tranquilla, un normale colloquio di lavoro, magari teso, ma non minaccioso.

Dopo aver ascoltato l'intercettazione ambientale, la Corte ha lasciato la parola ad accusa e difesa. I pubblici ministeri hanno ribadito le accuse contenute nelle 260 pagine del loro ricorso contro la sentenza di primo grado. Ovvero: tentata concussione nei confronti della Ccc, corruzione per le sponsorizzazioni, i favori alla società del fratello Giuseppe e la truffa all'A22 per i pranzi pagati con la carta di credito della società.













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