L'INTERVISTA francesco palermo 

«L’emergenza annulla Costituzione e Autonomia» 

Il decreto del Governo e il coronavirus. Il docente universitario analizza dal punto di vista giuridico le scelte romane: «Una situazione che taglia come il burro le garanzie costituzionali»

di Gianpaolo Tessari

Trento. «L’emergenza è il peggior nemico della Costituzione». Ad argomentarlo in questo colloquio è Francesco Palermo, docente universitario (è professore associato di diritto pubblico comparato all'Università di Verona), costituzionalista e già senatore.

Con Palermo affrontiamo i limiti e le potenzialità di un termine come emergenza così come declinato dal governo in queste ore: senza entrare nei meriti della fondatezza della situazione (che per il Coronavirus ai più sembra tale), il decreto in queste condizioni dimostra come si possa passare sopra sia allo Statuto che alla Costituzione che la Specialità difende.

Professore per il virus si sono prese decisioni, anche in termini di limitazione delle libertà, con pochi precedenti.

Si ritorna ad una situazione degli anni 30. L’emergenza taglia come un coltello nel burro tutte le garanzie costituzionali. E riguarda tutti i diritti: compresa l’Autonomia. Molti non si ricordano quanto accadde in Italia con l’emergenza terrorismo.

A che cosa si riferisce?

Abbiamo avuto sentenze della Corte costituzionale che hanno detto come fosse legittimo tenere in custodia cautelare in carcere, quindi senza processo, una persona sospettata di reati di terrorismo per 11 anni e mezzo.

11 anni e mezzo….

Sì e la Corte stessa ricostruì benissimo il quadro, osservando come la decisione non fosse legittima ma la motivò con una emergenza che diviene fonte del diritto. Ed è una fonte che supera tutte le altre. Ed era l’idea su cui, in realtà, si sono poi costruite le dittature. Una teoria che è stata studiata anche nel passato.

Il tema, ci pare professore, è definire bene che cosa sia una emergenza…

Non solo. Non tutte le emergenze sono uguali. Un conto è il terrorismo, un’altra una emergenza sanitaria. Ci può essere un consenso molto diverso nella popolazione. A quanto pare adesso il consenso sulle misure eccezionali si sta creando. Tutto questo per dire come l’emergenza deroghi il diritto. Ed è quello che è avvenuto anche in questo ambito: con l’emergenza è molto difficile che ci siano le regole. Ora lo vediamo: è sensato? Può darsi, ma bisognerebbe anche chiedersi se è sensato che sia lo Stato a farlo.

In che senso? Crede che ci sia la mancanza di un intervento europeo?

Beh, l’Unione europea è sparita completamente in questa fase. Non è certo un problema che termina ai confini nazionali. Sono le dinamiche, come la chiusura dei confini decisa dall’Austria, che si vogliono applicare anche all’immigrazione, pensando che così si risolvano i problemi: senza sapere, vedi il tema del virus, che già lo avevi in casa. Dunque se parliamo dello Stato, di fronte a questo tipo di emergenze, ha un livello di intervento, una valenza superiore alla dimensione provinciale che viene travolta. E forse non basta nemmeno lo Stato. Ma, tornando al concetto di emergenza va forse fatto un ragionamento in più….

Prego.

Nelle costituzioni più moderne si tende a disciplinare lo stato di emergenza, penso a quella tedesca che ha una parte intera che riguarda la legislazione d’emergenza. Non è mai stata applicata, ma c’è. La Costruzione italiana non dice nulla, zero. Alcuni la definiscono la “Costituzione del bel tempo”. In futuro, passata questa emergenza, si potrebbe riflettere su come intervenire con regole su situazioni come questa.