TRENTO

Individuati tre aggressori del vigile in centro storico

Stavano imbrattando i muri di vicolo dell’Adige con della vernice spray quando sono stati sorpresi dall’agente e lo hanno picchiato rompendogli il telefono



TRENTO. Ci sono volute alcune settimana, ma alla fine gli uomini della Digos della polizia hanno individuato alcuni aggressori del vigili urbano Armando Bergamo, picchiato da sette o otto ragazzi che stavano imbrattando i muri di vicolo dell’Adige, la sera del 19 marzo. I ragazzi avevano cappucci calati sul volto, ma gli agenti sono riusciti a individuarne tre che sono stati anche riconosciuti dall’agente di polizia locale. Si tratta di ragazzi appartenenti, in qualche caso, a famiglie molto conosciute in città. Adesso i loro genitori rischiano di vedersi recapitare a casa un conto molto salato, mentre loro finiranno nei guai per lesioni. Il conto salato è dovuto al fatto che i giovani avevano rotto il palmare del vigile e anche il telefonino privato con il quale cercava di dare l’allarme. Per non parlare delle botte e dei colpi che sono stati inferti all’agente di polizia locale. Gli uomini della Digos hanno ricostruito anche tutti i movimenti del gruppo prima dell’aggressione grazie alle telecamere sparse in centro. I giovani sono partiti da un locale nei pressi di Largo Carducci. Sono partiti in gruppo e hanno iniziato a imbrattare muri. Qualche passante ha avvertito l’agente Bergamo che era in servizio in centro storico da solo. Il vigile ha seguito le segnalazioni dei passanti da via Malpaga passando per piazza Italia e raggiungendo il gruppo in vicolo dell’Adige. Quando ha visto i ragazzi all’opera, ha cercato di strappare loro di mano la bomboletta, ma è stato circondato e picchiato. Gli hanno rotto palmare e telefonino per impedirgli di dare l’allarme e poi sono fuggiti.

Lui stesso aveva raccontato quanto accaduto: «Pensavo fossero i soliti ragazzini. Invece mi sono trovato di fronte a un gruppo di individui incappucciati. D'istinto mi è venuto di togliere la bomboletta di mano a uno di loro, che la stava usando. Quello ha fatto resistenza: l'ha girata e mi ha spruzzato il colore addosso. Poi è partito il gruppo, in cui dovevano esserci anche degli ubriachi perché c'erano delle lattine per terra.Mi hanno tolto il caschetto buttandolo giù per il vicolo e hanno iniziato a colpirmi a calci e a pugni. Erano minimo in sei. Tutti vestiti di nero, alcuni incappucciati. Non ho mai dato loro le spalle: se lo fai sei finito. Quello a cui avevo tolto la bomboletta mi ha detto "Che cazzo vuoi?". Poi mi hanno buttato per terra il palmare e ci hanno pestato sopra. Hanno preso anche il mio cellulare e l'hanno scagliato contro il muro di una casa di via Manci: è andato in pezzi... Io ho cercato di difendermi dai colpi il più possibile».













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