I musei trentini rimangono chiusi: in pochi riapriranno il 18 maggio 

Oggi l’incontro con il comitato tecnico scientifico. All’esame la bozza delle linee guida: pare improbabile un ritorno totale all’attività  I problemi da affrontare sono molti, in primis lo spazio da riorganizzare e l’assenza di indicazioni sulle modalità da adottare contro il virus


SANDRA MATTEI


Trento. C'è chi pensa a organizzare attività all'aperto e chi studia percorsi per il distanziamento, chi ridurrà l'orario e chi è pronto per riaprire. I direttori dei musei trentini non si sono persi d'animo, durante la chiusura causa coronavirus, anzi. Hanno lavorato di fantasia per tenere il contatto con i loro utenti, studenti e professori, prima di tutto. Muse, Fondazione Museo storico, Mart, Castello del Buonconsiglio, Museo diocesano hanno ideato contenuti multimediali per affiancare l'attività didattica da casa e per consentire visite virtuali. Ora, avviata la fase 2 per molte attività, anche i musei stanno valutando modalità e problematiche per riaprire. La data indicata dal governo sarebbe il 18 maggio, ma è quasi certo che ben pochi apriranno.

Le linee guida provinciali

«Regioni e province – conferma il dirigente del servizio attività culturali della Provincia, Claudio Martinelli – si muovono in ordine sparso. Nelle settimane scorse abbiamo lavorato insieme ai direttori dei musei ad un protocollo di settore con il dipartimento della salute, per definire le linee guida della riapertura. Ora la bozza è al vaglio del comitato tecnico scientifico: oggi è in programma una ulteriore riunione che speriamo sia decisiva per ripartire». Michele Lanzinger, direttore del Muse: «Ingressi e visite guidate si prenoteranno solo online. Abbiamo pensato ad attività soprattutto all'aperto per garantire la sicurezza. Saranno allestiti dei gazebo per svolgere laboratori, soprattutto per le famiglie, dato che non ci saranno né scolaresche, né gruppi. Previsti segnaposti per il distanziamento e termo-scanner per misurare la temperatura».

«Garantire la sicurezza

di lavoratori visitatori»

Per Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo storico del Trentino, il problema maggiore è garantire la salute dei lavoratori, in primis, e dei visitatori: «Attendiamo di avere indicazioni sul regolamento e sulla responsabilità giuridica. Per garantire la sicurezza, alle Gallerie c'è spazio sufficiente per il distanziamento, grazie al doppio ingresso. Al Caproni invece, gli spazi sono ridotti e, pur non prevedendo un grande afflusso di visitatori, non è il caso di forzature. La parola d'ordine è ripensare i musei: noi abbiamo lavorato molto sulle lezioni online, frontali e sceneggiate, per le scuole superiori e medie. Certo, potremo dare un segnale di apertura, magari all'inizio solo nei week end».

Riaprire tutti insieme

È per dare un segnale, come rete museale, Giovanni Kezich, direttore del Museo degli Usi e Costumi di San Michele: «Sarebbe importante aprire tutti nello stesso giorno – afferma – noi, in ogni caso, siamo pronti a partire anche la settimana prossima. Abbiamo previsto un numero massimo di visitatori, siamo forniti di mascherine e igienizzanti, insomma penso che i musei possano essere sicuri quanto un bar o un ristorante». Anche Laura Dalprà, direttrice del Castello del Buonconsiglio, che ha la responsabilità anche dei castelli di Stenico, Beseno, Thun e Caldes pensa di privilegiare gli spazi all'aperto: «Alcuni castelli si prestano di più per attività esterne, come Beseno e Thun, per altri l'apertura dovrà essere scaglionata. Andando verso la bella stagione si possono pensare attività all'aperto, proposte già sui social, come il kit per le famiglie. Anche prenotazioni e ingressi dovranno essere online, sui pagamenti ci stiamo lavorando». Gianfranco Maraniello, direttore del Mart, è anche presidente dell'Associazione musei di arte contemporanea italiani e dubita che ci saranno molti musei pronti ad aprire il 18. «Stiamo aspettando indicazioni certe – precisa – ed in base a quelle si dovrà formare il personale. So che in Lombardia i musei apriranno a scacchiera, per evitare assembramenti, mentre a Venezia, per dire, l'unico museo che aprirà sarà il Correr, il primo giugno. Si devono mettere le istituzioni in grado di ripartire in sicurezza e penso che noi potremo farlo al Mart, ma non a Casa Depero, per gli spazi ridotti. E c'è anche il problema economico: perché non si è pensato ad un acquisto centralizzato di dispositivi di sicurezza, evitando di intasare il mercato elettronico?».

Mart, progetto bloccato

A scadenza mandato, Maraniello si vuole togliere qualche sassolino: «Il mio rammarico è che il progetto elaborato con Mario Botta per una cittadella delle Arti e saperi, che coinvolgesse l'Università e che avrebbe allargato il Mart anche fisicamente tra i giardini Fedrigotti e Corso Bettini per coinvolgere in attività comuni la Biblioteca, i Festival, sia rimasto lettera morta. Avremmo avuto così più possibilità di aprirci sul territorio».

Sono molti i problemi sul tappeto anche per Francesco Frizzera, direttore del Museo della guerra di Rovereto: «Aprire significa affrontare costi notevoli, a fronte di entrate nulle. Noi siamo una onlus che riceve finanziamenti dalla Provincia ogni anno in base ai progetti, mancando le visite scolastiche e quelle guidate, sarà un'apertura sottocosto. Vogliamo mantenere la nostra funzione sociale, ma abbiamo bisogno di certezze, almeno sul personale che ci verrà assegnato del Progettone». Solleva il problema del personale anche Domenica Primerano, direttrice del Museo diocesano: «Abbiamo solo un custode, quindi se si dovranno fare più controlli dei visitatori, più pulizie al giorno, non ce la possiamo fare. All'inizio punteremo sulla riduzione dell'orario, aprendo solo il pomeriggio, magari fino alle 22, e solo su prenotazione. Abbiamo ricevuto proposte dai nostri utenti sulla mailing list, che aspettano la riapertura e ci hanno incoraggiato con l'abbonamento sospeso, ma anche l'aspetto economico è importante».













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