I bus a guida ottica sfidano il metró
Sei mesi per decidere: al via il gruppo tecnico Provincia-Comune-Tt
TRENTO. Meglio i treni leggeri del metró, come prevede il piano della mobilità del Comune, o gli autobus elettrici a guida ottica che piacciono alla Provincia? O ancora i più tradizionali filobus? La risposta arriverà nel giro di 6 mesi dal gruppo di lavoro (Provincia-Comune-Trentino Trasporti) incaricato di studiare le soluzioni per la dorsale che attraverserà la città da nord a sud.
La settimana scorsa l'assessore comunale alla mobilità Michelangelo Marchesi ne ha discusso con il suo omologo provinciale Alberto Pacher. Il tavolo di lavoro si insedierà nelle prossime settimane, composto dai responsabili dei servizi provinciali e comunali e di Trentino Trasporti Infrastrutture. il gruppo tecnico è stato incaricato di un approfondimento a 360º sulle diverse possibilità esistenti per raggiungere l'obiettivo: un collegamento veloce, su sede propria, da nord a sud, con passaggi frequenti ogni 5 minuti, in grado di rendere il trasporto pubblico più efficace e attrattivo rispetto all'auto. Le opzioni in campo sono varie.
Il piano della mobilità, approvato a ottobre 2009 dal consiglio comunale, individua come soluzione privilegiata i treni leggeri tipo «Val», sperimentati con successo a Torino: niente conducente, trazione elettrica, portata di 220 persone, silenziosità favorita dalle ruote su gomma e soprattutto massima facilità di accesso, grazie al superamento di tutte le barriere visto che la linea sarà interrata o sopraelevata.
Un'opera imponente - un miliardo di euro il costo stimato (ma tutto dipenderà da lunghezza e tipo di tracciato) - che ha incassato diverse critiche dalle circoscrizioni e da associazioni come Legambiente: nel mirino la sostenibilità dell'opera sia dal punto di vista dimensionale che finanziario. E una richiesta di approfondimenti era arrivata dallo stesso partito dell'assessore Marchesi, il Pd. L'altra ipotesi in questo momento sul tavolo, caldeggiata dall'assessore Pacher, è quella degli autobus elettrici a guida ottica, sperimentati a Bologna: mezzi che mantengono la traiettoria costante grazie ad un sensore ottico, che riescono ad avvicinarsi alle fermate a raso ed hanno il vantaggio di non richiedere grandi interventi infrastrutturali.
Potrebbero essere una soluzione da sperimentare in attesa del metró, sostengono a piazza Dante, ma hanno comunque bisogno di una corsia dedicata su strada. Ed ecco quindi il punto debole: per fare spazio agli autobus, nella città consolidata occorre togliere spazio (ovvero corsie) alle auto, eventualità che preoccupa il Comune.
La scelta finale scaturirà da un'analisi costi-benefici di vari fattori: tecnologia, tracciato, costi, gestione, impatto e tempi di realizzazione dell'opera.La previsione approvata nel piano della mobilità è che la linea colleghi Spini alla zona del Marinaio, passando per la zona della Bermax, Gardolo, Canova, Trento Nord, Top Center, Tridente, scalo Filzi, stazione, via Verdi, via Monte Baldo, Not (il nuovo ospedale che sorgerà in località al Desert) e centro sportivo delle Ghiaie. «Lo dico laicamente - chiarisce l'assessore Marchesi - a me interessa il risultato, un collegamento veloce. Il piano della mobilità non ha sposato la «Val», quello è un modello che ha molte caratteristiche convincenti, ma se si può raggiungere lo stesso obiettivo con soluzioni più semplici ancora meglio».