la storia

Giulia, giovane malgara con la laurea

La Bontempelli, 24 anni, vuol diventare agronomo e a Malga Alta di Pellizzano cura gli animali e produce formaggio


di Francesca Tomaselli


PELLIZZANO. Arrivando alla Malga Alta si percepisce subito il tocco femminile, il sorriso gentile e discreto di Giulia ti accoglie appena varcata la soglia del malghese. Lassù ai 1548 metri della Malga di Pellizzano è lei la “padrona di casa” paioli decorati con i gerani fioriti, tavole abbellite con le stelle alpine donano a quel luogo un’ anima tutta speciale. Giulia Bontempelli ha 24 anni è di Pellizzano, una famiglia di amanti degli animali, il padre gestisce da trent’anni il maneggio (riconosciuto Fise) ora diventato anche agriturismo e fattoria didattica, la mamma fa l’insegnante ed è grande appassionata di cavalli.

«La scelta di lavorare in Malga viene da lontano - racconta Giulia - fin da piccola per il lavoro dei miei genitori sono stata cresciuta in mezzo agli animali vicino ai cavalli, in realtà da piccola il mondo agreste mi piaceva ma non era la mia passione, lo davo un po’ per scontato. Alle superiori è iniziato a piacermi molto di più, mi ricordo le estati quando dopo gli studi frequentati a Bolzano salivo al maneggio di papà per fare la guida equestre, dedicandomi a tutti gli aspetti della vita di un maneggio, ho preso alcuni patentini come quello di accompagnatore con persone disabili».

Trenta vacche, dieci maiali, alcuni capretti ed asini sono gli animali che fanno compagnia oggi a Giulia e ai suoi tre collaboratori sulle montagne di Pellizzano ad una mezzora di cammino dal Lago dei Caprioli lungo la strada che porta a Marilleva.

Sono molti i turisti che frequentano la zona e si fermano per un tagliere o per vedere la “caserada”. «Ciò che mi piace è stare con gli animali nel bosco, adoro la tranquillità della malga, di giorno c’è tanta gente ma verso sera sembra il paradiso, ho persino imparato ad apprezzare la sveglia alle 5 e 30».

La giornata inizia all’alba quando il pastore va a prendere gli animali che vengono lasciati liberi al pascolo anche la notte, poco dopo si passa alla mungitura e poi alla preparazione del formaggio fino alle 10.30. Con l’arrivo dei turisti parte un’altra giornata con un via vai continuo fino al tardo pomeriggio quando è l’ora della seconda mungitura e le mucche rientrano nella stalla.

«Il lavoro parte dalla stalla, fino alla gestione del latte al caseificio e la trasformazione, a cui segue la vendita e il rapporto con la gente. La malga è stata ristrutturata da poco, molto è meccanizzato e questo aiuta il nostro lavoro».

Tra i prodotti di punta il “Casolet” , il “Nostrano di Malga” la ricotta e il burro che vengono venduti al dettaglio o portati all’agritur di famiglia per le degustazioni. «Questo è uno degli aspetti che più mi rendono orgogliosa di quello che sto facendo, la vita in Malga era il mio sogno, è capitata l’occasione della Malga di Pellizzano ne ho parlato con papà e lui mi ha sostenuta nella mia scelta dandomi fiducia, così mi sono sentita sicura di intraprendere questa strada spinta dalla voglia di fare qualcosa di nuovo e completare l’offerta dell’agriturismo».

Giulia si è laureata a marzo, vorrebbe diventare agronomo. Dice di avere molte cose da imparare, fare il formaggio è un arte e come tale ha bisogno di anni di esperienza. «Ogni tanto ti possono venire dei dubbi: sto facendo il lavoro giusto? Ti vengono queste domane nei momenti particolari quanto sei stanco ad esempio, nella tranquillità invece ti rendi conto che stai facendo la cosa che più ti fa stare bene. A volte si è convinti che per essere felici bisogna stare in mezzo alla gente, fare una cosa per forza perché la fanno tutti ed invece scopri che ti dà molto di più stare da sola sui monti con gli animali».













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