LA BUONA NOTIZIA

Giacomo Bertò premiato come “Studente dell’Anno” 

Il sedicenne, iscritto al quarto anno del liceo classico dell’Arcivescovile, è stato premiato da Your Education per la “lettera d’amore alla scuola” scritta durante il lockdown e ripresa anche da Mattarella

TRENTO. È stato premiato come studente dell'anno, dal gruppo di professionisti Your Education, per la sua lettera d’amore alla scuola, scritta in pieno lock-down. Un inno alla voglia di studiare, di crescere, al quale ha risposto perfino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Giacomo Bertò, studente del quarto anno del liceo classico dell’Arcivescovile, è ancora incredulo per quest'ultimo riconoscimento ricevuto. «Ho saputo solo lunedì pomeriggio del premio, arrivato del tutto inaspettato. Sono molto molto felice», ci spiega.

La passione di Giacomo, neanche a dirlo, è la scrittura: a settembre ha pubblicato un libro, “Jackyc’è”, che ha riscosso un buon successo. «Il mio obiettivo è riuscire a regalare emozioni attraverso le mie parole. Senza emozioni non si vive, e sapere che sono riuscito a fare breccia in tante persone, a parlare a nome di tanti studenti, per me è motivo di gioia».

Insieme a Giacomo sono state premiate altre due persone: come miglior docente dell'anno, il professor Daniele Manni, dell’istituto Galilei-Costa-Scarambone di Lecce, che insegnando ai ragazzi informatica e auto-imprenditorialità ha anche aiutato molti giovani a realizzare progetti imprenditoriali; come miglior dirigente scolastica, la dottoressa Eugenia Carfora, che da anni guida l’istituto Morano di Caivano, in Campania, zona ad altissimo tasso di criminalità e dispersione scolastica e che, con il suo impegno, è riuscita a rendere la sua scuola un simbolo di legalità. Un riconoscimento, quindi, assegnato a chi, nel suo piccolo, può essere di esempio e vuole provare a cambiare le cose.

La lettera scritta da Giacomo Bertò, del resto, ha messo in evidenza, nel periodo più difficile, il disagio di tanti studenti e studentesse ritrovatisi da un giorno all'altro senza un pilastro fondamentale quale è la scuola, non solo dal punto di vista formativo ma anche relazionale. Chiediamo allora a Giacomo come sta andando, a distanza di mesi.

«A settembre siamo tornati in classe e siamo anche stati rimandati a casa: domani (oggi per chi legge, ndr) sarà per noi l'ultimo giorno di videolezioni, l’augurio che ci siamo scambiati con i prof è stato quello di vivere giorni spensierati, leggeri. Tutti noi, docenti e studenti, abbiamo fatto un grandissimo lavoro per non sentire queste settimane come troppo pesanti, anche se siamo consapevoli che la vera scuola è un’altra».

Giacomo guarda già al futuro: «Ho il sogno di studiare Lettere moderne. Mi piacerebbe un domani fare l'insegnante, anche se nasco con la passione del giornalismo e mi affascina molto la scrittura. Diciamo che il mio ideale sarebbe poter scrivere, ma allo stesso tempo donare qualcosa di bello agli altri attraverso l'insegnamento. Alessandro D’Avenia, ad esempio, che è docente e scrittore, per me è sempre stato fonte d’ispirazione. Su entrambe le cose ci sono tanti luoghi comuni, totalmente sbagliati: degli insegnanti si dice che fanno tre mesi di ferie, della scrittura si dice che non è un vero mestiere. Io invece credo che siano due realtà, due figure che possono dare davvero molto alla società».