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Diga sul Vanoi? Sovramonte: «Recuperiamo Ponte Serra»

Il sindaco Dalla Torre propone l’alternativa: «Se serve l’acqua, ripristiniamo il lago svuotandolo dalla ghiaia»


Gigi Zoppello


SOVRAMONTE (BL). Perché costruire una nuova diga, impattante e costosa, ed estremamente pericolosa, quando importanti volumi d’acqua si possono stoccare a valle, lungo il Cismon, semplicemente svuotando i vecchi bacini ormai riempiti di materiale da decenni di inondazioni?

È l’idea di Federico Dalla Torre, da tre consiliature sindaco di Sovramonte, comune bellunese che si affaccia sulla val Rosna. Tecnicamente, il suo territorio comunale non sarebbe interessato alle opere. Ma tutta l’orografia della valle sì. E in caso di disastro, pure Fonzaso sarebbe colpita da un’ondata di piena.

Dalla Torre è contrarissimo alla nuova diga e sostiene i movimenti di cittadini che vi si oppongono. Ma gioca un’altra carta, che ha spiegato nei giorni scorsi al Corriere delle Alpi, il giornale locale.

Perché il sindaco ha sul suo tavolo, in Municipio, un faldone con il progetto che fece realizzare nel 2010 proprio per questo: per recuperare il lago di Ponte Serra sul torrente Cismón, poco a valle del nuovo progetto in terra trentina.

La diga a Ponte Serra fu realizzata nel 1908 e si interrò quasi del tutto con l'alluvione del 1966; nonostante la vetustà del manufatto, sarebbero recuperabili 4 milioni di metri cubi di bacino. Che non saranno i 33 del progetto Vanoi, ma sono già qualcosa.

In più, dice, anche l'invaso dello Schenèr, più a monte, dispone di altrettanto "margine" di ripristino, essendo stata la sua capacità ridotta di più della metà, per lo stesso motivo, poco dopo la sua costruzione negli anni '60 del secolo scorso.

Una buona parte del materiale escavabile è riconducibile a ghiaia, la quale avrebbe un suo mercato, seppur fluttuante dal punto di vista dei profitti. Ma comunque un guadagno.

«Da dodici anni a questa parte, da quando cioè sono sindaco di Sovramonte - ha spiegato - il progetto "diga del Vanoi" è stato riesumato in più di un'occasione. Poi c'è la levata di scudi dei sindaci e non se ne parla più. Io dico solo che l'invaso sarebbe megagalattico, con un impatto ambientale che si può solo immaginare, con un peggioramento della situazione climatica determinata dagli attuali quattro laghi artificiali dell'asta Val Cismon per un bacino di 200 chilometri quadrati, e soprattutto su una situazione idrogeologica che non esclude per nulla l'effetto Vajont che in questo caso interesserebbe la piana di Fonzaso».

Lo svuotamento dei vecchi bacini riempiti di ghiaia non è un sogno: lo stanno già facendo a valle, nel Corlo di Arsié, al Senaiga di Lamon: Pontet e Ponte Serra di Sovramonte potrebbero essere i prossimi.

«Solo il lago di Ponte Serra dovrebbe essere svuotato di 4 milioni e mezzo di metri cubi di materiale che equivarrebbero ad altrettanti di acqua».

La soluzione, molto meno impattante e soprattutto veramente «ecologica» (come recita la linea guida del Pnrr) risolverebbe anche altri problemi di sicurezza di un nuovo bacino sul Vanoi: il versante dove dovrebbe sorgere il bacino è franoso, in Val Cortella è scesa nel 2010 una frana che ha tolto la vecchia strada.

Perché anche Sovramonte è preoccupata per la nuova dighe? Il pericolo rappresentato da dighe costruite sempre più in alto non è da sottovalutare: sebbene Sovramonte e Lamon, che sono insediati sui rispettivi altipiani, ai due lati della vallata in posizione rilevata, sarebbero solo parzialmente interessati da un'onda di piena originata da un evento catastrofico, i sottostanti Fonzaso e Arsié nel feltrino sarebbero invece pesantemente allagati. Per non dire: spazzati via in caso di «damn break», ovvero cedimento della diga.

Resta poi una domanda: la diga sul Vanoi è veramente una soluzione per l’acqua in pianura, o solo un business per i cementificatori?

Con oltre 8 milioni di acqua che si potrebbero «stoccare» fra Schener e Ponte Serra, ce ne sarebbe più che abbastanza, è il calcolo, e senza interventi invasivi e peraltro nemmeno concordati con la Provincia autonoma di Trento.

E poi prima di confluire nel fiume Brenta l'acqua passa per numerosi impianti idroelettrici sostanzialmente interrati, che andrebbero ripuliti e rimessi a regime prima di andare a condannare l'ultima valle libera in Trentino.

 













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