«Ciao Mauro, ti vedremo camminare sulle nuvole»
Folla immensa ieri a Povo per dire addio alla guida alpina Mauro Giovanazzi Il ricordo commosso degli studenti del Liceo della montagna e dei tanti colleghi
POVO. “Sarai lì, Mauro, a camminare leggero sulle nuvole”, in vetta alle tue montagne, ancora più in alto di qualsiasi cima tu abbia mai scalato. La voce spezzata, dolce, tenera come quella di un bambino, risuona nel silenzio assordante della chiesa di Povo. Un fiume di persone ha invaso la collina di Trento per l'ultimo saluto a Mauro Giovanazzi, la guida alpina morta sotto una valanga a Solda. All'altare c'è uno dei tanti ragazzi, e ragazze, a cui Mauro ha trasmesso per anni l'amore e il sudore per la montagna. Sono legati da un filo eterno, talmente sottile da diventare invisibile.
Maestro di sci, guida alpina, libero professionista della montagna. E su e giù dalle cime portava anche i suoi studenti, quelli del liceo della Montagna di Tione dove insegnava all'indirizzo turistico del liceo per le attività di montagna. Gli stessi che lunedì erano con lui. Gli stessi che il destino, travestito da un uomo di cui non ci si poteva non fidare, ha salvato. Sono loro, avvolti dentro alle giacche a vento rosse con al petto il simbolo della loro scuola e quello delle “Guide alpine Arco” (che Mauro aveva contribuito a fondare nel 1993), a sfilare composti uno dietro l'altro e salire all'altare della chiesa di Santi Pietro e Andrea per leggere la lettera indirizzata al loro maestro. “Impressa nella testa abbiamo l'immagine di te immerso in un idromassaggio all'aperto a oltre 3000 mila metri che dicevi che almeno una volta nella vita bisognava provarlo. Tu, Mauro, dentro quella vasca corta, l'acqua fumante e le canzoni di Tiziano Ferro dentro alle cuffie. Nei momenti in cui, probabilmente, anche se non era lì con te, pensavi a tua moglie Luciana. O quando come un bambino ammiravi la neve fresca appena scesa, ne gioivi e ci invitavi a osservare quanto fosse meraviglioso il mondo che ci circonda. Ci mancherai, Mauro”, gli dicono, ancora ignari e sconvolti, i suoi ragazzi. Un lungo applauso colma la fine della lettera e risuona tra i sordi rumori di un'immensa navata. Durante la cerimonia funebre il parroco don Dario Silvello ha voluto ricordare come la montagna sia il luogo che Dio ha scelto per manifestarsi (sul monte Sinai) e “per incontrare Dio - ha spiegato don Dario – bisogna, dunque, salire, scalare e sudare”. “Non riusciremo mai a dare un senso al nostro vivere, ha proseguito nell'omelia il parroco, se non accettiamo di vedere la vita come un dono. E allora è bello per noi essere qui riuniti a salutare Mauro. Però, Mauro, abbiamo ancora bisogno di te e di sentirci dire “è bello per me stare qui”. “Ciao Bocia” gli singhiozzano le sorelle Arianna, Nadia e Suchita. Anche la moglie Luciana saluta il suo Mauro. Sono attimi, frammenti che si perdono nel dolore, che provano a ingannarlo, a cullarlo con pazienza. Il feretro di Mauro, sospeso su di una corona bianca, esce dal selciato della chiesa. A portarne tutto il peso sulle spalle sono i compagni dell'accademia di sci e snowboard del Monte Bondone e quelli della scuola di sci Panarotta. Tre lunghe file si formano, una per abbracciare la moglie Luciana, una per stringere il figlio Martin, giovane attaccante dell'U.S. Povo, un'altra per accarezzare il papà Bruno. Intanto Mauro se n'è già andato, perché la neve se ne frega e non fa sconti. Cade, scende e scivola quando meglio crede. E se ha deciso di prendersi un uomo che sulla neve viveva e lavorava, allora, come in un tragico gioco eternamente uguale a se stesso, ha ucciso uno dei suoi figli. Per riprenderselo, per sempre. Forse per troppo amore.