«Figlio in comunità festa della mamma senza l’incontro»

VAL DI NON. L’appello di una madre che per il giorno della mamma avrebbe voluto vedere il proprio figlio ospitato in una comunità di Trento. Voleva trascorrere domenica con il ragazzo la Festa della...



VAL DI NON. L’appello di una madre che per il giorno della mamma avrebbe voluto vedere il proprio figlio ospitato in una comunità di Trento. Voleva trascorrere domenica con il ragazzo la Festa della mamma, ma le è stato negato. La sua protesta è in questa lettera che la signora in questione, che lavora e vive a Cles, ha inviato (siglandola) al Trentino.

«Sono una madre che sta soffrendo tanto perché sente la mancanza del proprio figlio che si trova presso una Comunità protetta di Trento. Volevo esporre con questa lettere lamentela nei confronti del territorio per la mancanza di umanità e di collaborazione. Sia io che mio figlio stiamo lottando tantissimo per raggiungere il nostro obiettivo di tornare al più presto insieme. Ci vediamo due volte la settimana: il sabato presso la Comunità per due ore dalle 15 alle 17 e il lunedì in uno spazio neutro dalle 17.15 alle 18.15. E per telefono possiamo sentirci solo due volte alla settimana, per mezz’ora il martedì e per mezz’ora il giovedì. Ultimamente avevo chiesto di poter vedere il mio ragazzo il 13 maggio per la Festa della mamma ma ci è stata negata questa possibilità perché ci vedevamo già il sabato e il lunedì: ma io avevo chiesto un’eccezione solo per questa che è una domenica speciale, ma non mi è stato concesso. Prima che mio figlio entrasse nella Comunità trentina dove ora si trova era ricoverato presso l’ospedale Santa Chiara seguito dal primario di Neuropsichiatria infantile dottoressa Costanza Giannelli e dalla sua équipe con la dottoressa Francesca Asta, il dottor Alessandro Iodice, la dottoressa Katia Rocchetti e la dottoressa Giuliana Marchio e devo dire che sono stati oltre che medici persone di grande umanità con cui è stato possibile avere un ottimo proseguimento di équipe. Sono stanca di essere trattata peggio di una criminale e non è giusto perché sono una madre che ama tantissimo il proprio figlio e che desidererebbe vederlo e sentirlo di più. Nessuno, tanto meno una madre che si trova nelle mie situazioni, può capirlo di più!».













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