LA FIGURA

A Bolzano un parco per Alcide Berloffa costruttore dell’autonomia 

Davanti a piazza Magnago. Lo spazio verde verrà intitolato all’ex onorevole della Dc nativo di Sardagna. Fu il protagonista italiano nella definizione del Pacchetto assieme a Magnago e Benedikter


Paolo Campostrini


BOLZANO. Berloffa torna nella sua Bolzano. Come Parco Alcide Berloffa. E riapparirà davanti ai palazzi dell'autonomia, anche da lui costruita. E a fianco di piazza Silvius Magnago, che accanto a lui condusse trattative decisive e scrisse lo statuto così come oggi conosciamo. Il progetto prevede di definire uno slargo, all’interno di parco Stazione, ma visibile, come una piazza verde. Da porre in relazione urbana con il quadrante appena riqualificato dall'architetto Fierro con i tre dolmen.

L’idea, che da architettonica acquista così un contenuto fortemente politico, è quella di far dialogare, al centro della città, il padre tedesco dell’autonomia con quello italiano. La spinta decisiva è giunta in concomitanza con i dieci anni della morte di Alcide Berloffa e con essi si è concretizzata anche la “liberatoria” che la legge provinciale prevede a proposito di nuove intitolazioni stradali. L’altro giorno il sindaco, che molto sta interessandosi alla questione, ha ricevuto la famiglia dell’ex onorevole Dc e consigliere di Stato, per concordare il progetto nei particolari e capire se vi fossero riserve sull’operazione.

Non è ancora stato deciso se il nome del luogo sarà Parco Alcide Berloffa o piazzetta Berloffa. Ma certamente la decisione di cornice è stata presa. Erano anni che, da più parti, si chiedeva di evidenziare nella geografia della città anche il contributo di parte italiana all’elaborazione del Pacchetto e alla stesura delle norme di attuazione che lo riguardano.

Quando è stato deciso di intitolare a Magnago la piazza che racchiude il consiglio provinciale e palazzo Widmann, le riflessioni su una analoga intitolazione all'altro protagonista delle nostre vicende che condussero alla quietanza liberatoria e alla convivenza si sono fatte più intense. «Ma non ci sono strade nuove a disposizione - aveva finora obiettato Caramaschi - e anche cambiare una intitolazione, come quella proposta su via Cadorna, significa creare un mare di problemi agli abitanti». Tra indirizzi da cambiare, carte intestate da rifare e altre amenità burocratiche.

Così si è via via definita la soluzione che chiude i due fronti eventualmente aperti: da un lato il luogo non ha ancora un nome preciso ma lo ha generico; dall’altro il fatto di cambiare l'intitolazione non creerebbe problemi di indirizzario perché il parco non è abitato, non ha civici. Insomma, l'uovo di Colombo. In più proprio questa collocazione coglie l'opportunità di affiancare, finalmente, i due nomi che ci hanno fatti quello che siamo. Nel bene e nel male.

L’enfatizzazione data all'attuale piazza veniva infatti vista da più parti come una diminutio del ruolo dei partiti italiani dell'Alto Adige e del governo di Roma rispetto alle trattative felicemente concluse accanto a Svp e governo di Vienna. Quasi che il lungo lavoro degli italiani autonomisti, qui e a livello nazionale, fosse stato incidentale e non risolutivo.

Insomma, vedere piazza Magnago accanto a parco (o piazza Berloffa ) fa intendere plasticamente che il Pacchetto fu un gioco a due, un palleggio tra due protagonisti ugualmente interessati alla chiusura della vertenza. Con un qualcosa in più per Berloffa, in termini di possibile risarcimento postumo. In quegli anni, infatti, il parlamentare venne duramente attaccato e accusato di ogni nefandezza per la sua ipotetica acquiescenza nei confronti del duo Magnago-Benedikter. Che era invece un lucido disegno politico e addirittura culturale rispetto alla tutela delle minoranze.













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