Lupi, in Valsugana la metà delle predazioni: la Provincia ha un piano
L'assessore Failoni incontra allevatori e amministratori locali: «Per sostenere l'attività zootecnica, utilizzeremo tutti gli strumenti che abbiamo. Il pilastro resta la prevenzione». E gli animalisti di Leal incalzano: gli animali da reddito vanno custoditi e difesi meglio, non si usino gli attacchi come alibi per gli abbattimenti dei lupi, specie protetta
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VIDEO I quattro cuccioli in Lessinia avvistati nel settembre 2025
Dei 27 branchi di lupo presenti in Trentino, quattro gravitano in Alta e in Bassa Valsugana: si tratta del branco Vezzene (fino a nove esemplari registrati nel 2024), Campelle-Calamento (fino a otto esemplari), Vigolana-Marzola (fino a undici individui) e Argentario-Cembra (fino a otto individui).
Lo comunica alla stampa la Provincia, oggi, 21 ottobre.
Nel corso del 2025, prosegue la nota, si sono registrati un totale di 78 eventi di danno in Valsugana (quattro in Alta Valsugana, 57 in Bassa Valsugana e 17 nella conca del Tesino), che rappresentano il 46% del totale provinciale dell'anno e che hanno riguardato soprattutto ovini e asini.
Le predazioni si sono verificate in gran parte nelle ore notturne e crepuscolari, spesso non lontano dalle abitazioni. I dati sono stati presentati nel corso dell'incontro avuto dall'assessore ai grandi carnivori della Provincia di Trento, Roberto Failoni, con gli amministratori comunali di tutta la Valsugana.
«Nella prossima primavera sarà pronto un Piano di gestione nuovo, che però non sarà risolutivo. Il pilastro resta la prevenzione», ha avvertito Failoni, che ha parlato anche con i rappresentanti delle aziende zootecniche della zona e con i presidenti delle Comunità Alta Valsugana e Bersntol e Valsugana e Tesino, Andrea Fontanari e Claudio Ceppinati.
«Il nostro obiettivo è utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo in mano per sostenere l'attività zootecnica, che è settore fondamentale per la cura e il presidio del Trentino. La Provincia c'è, stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità. Massimo impegno su prevenzione, indennizzi e sicurezza, l'attenzione è alta», ha aggiunto Failoni.
Lo scorso 3 ottobre, alla conferenza stampa a margine di una seduta di giunta provinciale decentrata a Castel Ivano, in Valsugana, lo stesso presaidente Maurizio Fugatti aveva riferito che l'ente locale intende abbattere «due lupi confidenti». Ma in questo caso, diversamente per quanto avvenuto per altrettanti animali finiti nel mirino in Lessinia (comune di Ala), l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha espresso parere negativo.
«Per noi si tratta si tratta di una questione di sicurezza pubblica», lasciando intendere che sarebbe partito a breve un nuovo iter amministrativo per affrontare la situazione.
La questione è stata sollevata, anche nel caso della Valsugana, principalmente da esponenti del mondo zootecnico, che sono allarmati e chiedono interventi immediati a tutela degli animali da reddito.
E proprio oggi, 21 ottobre, da mondo dell'associazionismo ecologista si è levata una nuova voce in replica, che ribadisce la necessità, piuttosto, di impegnarsi di più nella protezione attiva degli animali di allevamento. Si tratta di utilizzare correttamente i recinti elettrificati, i cani da guardiania e i ricoveri notturni per mettere al sicuro pecore, capre, asine, mucche e altri animali.
In questo caso a diffondere un comunicato stampa è il sodalizio Leal (Lega Antivivisezionista), che critica la Provincia autonoma di Trento accusandola di «usare i bovini come alibi mattanza lupi», richiama l'urgenza di un salto di qualità degli strumenti di prevenzione e ribadisce che la «rimozione del predatore deve restare l'estrema ratio da applicarsi con massima cautela».
Lo scrive in una nota il responsabile fauna selvatica della Leal, Cristiano Fant, commentando la comunicazione della Provincia relativa alla predazione da parte di un branco di lupi di sei bovini adulti a malga Lavacchio, nel comune di Avio.
«La mancata adozione di misure preventive - afferma Fant - da parte degli allevatori e della Provincia stessa, anche per i bovini adulti, crea artificialmente le condizioni per il conflitto e, di conseguenza, per la richiesta di abbattimento, trasformando l'assenza di tutela in un casus belli contro il selvatico.
Leal, dunque, boccia la volontà provinciale di procedere con la "rimozione di esemplari problematici" e la stesura di un nuovo Piano di gestione basato su un "grado di protezione ridotto" del lupo a livello europeo.
«La dichiarazione della Provincia secondo cui, nel caso di bovini adulti, 'non sono previste opere di prevenzione' è l'elemento più grave e inaccettabile della comunicazione, e tradisce una profonda irresponsabilità gestionale", commenta Fant.
«Leal condanna - prosegue - il tentativo della Provincia di strumentalizzare l'episodio per giustificare una politica di gestione letale, ignorando che la protezione degli animali da reddito prevale sulle responsabilità gestionali e sulla gerarchia delle norme».
Fant ricorda anche che l'articolo 11 del Dpr 357/97 «permette la deroga (l'abbattimento) solo in assenza di 'altra soluzione valida' e a condizione che non venga pregiudicato lo 'stato di conservazione soddisfacente' della popolazione di lupi».
Quindi, in proposito, un riferimento ulteriore al punto giuridico: «Ricordiamo alla Provincia che il Consiglio di Stato è già intervenuto (nel caso di malga Boldera) disponendo la sospensione del decreto di abbattimento. Ciò conferma che la rimozione non è una misura automatica, ma l'estrema ratio da applicarsi con massima cautela e su basi scientifiche inoppugnabili".
Leal domanda anche che nuovo Piano di gestione del lupo in corso di elaborazione «respinga ogni ipotesi di riduzione della protezione del lupo rispetto allo status di 'specie rigorosamente protetta».