Fame di futuro: il cibo che buttiamo via pesa quanto un modello di sviluppo sbagliato
Il professor Andrea Segrè presenta a Trento il suo nuovo saggio "Contro lo spreco. Cibo, valore futuro": ogni italiano spreca quasi 556 grammi di cibo a settimana, per un danno complessivo di 13 miliardi di euro l'anno. Ma la soluzione, dice, passa dall'arte del buon mangiare e dal cucinare di più
TRENTO. In occasione della ricorrenza della giornata contro gli sprechi alimentari, il prof. Andrea Segrè, docente di Economia circolare e politiche per lo sviluppo all’Univesità di Bologna, fondatore di Last minute Market, nonché ideatore della campagna “spreco zero” e della giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, oltre che direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher international e
presidente della Fondazione Casa Artusi, ha presentato il suo ultimo saggio sugli sprechi alimentari.
Ma il libro, dal titolo: “Contro lo spreco Cibo, valore futuro” oltre che presentare una situazione aggiornata degli sprechi, è anche il punto di partenza per interrogarsi sui limiti del nostro modello di sviluppo e per immaginare un’economia diversa, di cura e di equilibrio ecologico, tema quanto mai sentito per i disastri ecologici ai quali stiamo assistendo anche in questo momento nel Sud Italia e nelle isole, per limitarci alla sola Italia. Il saggio si pone la domanda sul come immaginare un’economia diversa, di cura e di equilibrio ecologico, dove il valore del cibo si misura non solo nel prezzo ma nel rispetto delle persone, della natura.
Puntare alla riduzione degli sprechi alimentari, per ridurli di almeno il 50% entro il 2030 come indicato dall’obiettivo delle Nazioni Unite, per arrivare al suo azzeramento, se possibile, è un obiettivo indicato nel libro. Ma, ed è qui la cosa più importante, prevenirli attraverso una corretta gestione del cibo. Segrè pone poi l’attenzione sull’importanza della riduzione degli sprechi anche in funzione dell’impatto che essi hanno, sulle più importanti risorse naturali: il suolo, l’acqua e l’energia, che non sono infinite nel momento in cui assistiamo all’aumento della popolazione sul nostro pianeta.
Il prof. Segrè racconta poi del quarto di secolo nel quale lui si occupa di ricerca in questo settore, con una forte azione civile portata avanti in diversi modi che puntano a coinvolgere sempre più la pubblica opinione, della quali la pubblicazione dei saggi è solo una parte.
Vengono citati i dati aggiornati sulla quantità degli sprechi alimentari, che pur essendo diminuiti nell’ultimo anno secondo il rapporto Waste Watcher, è ancor impressionate. La fotografia dello spreco alimentare in Italia mostra una realtà ancora complessa: ogni cittadino italiano getta in media 555,8 grammi di cibo alla settimana per un valore complessivo di oltre 13 miliardi di euro, di cui 7,5 imputabili esclusivamente al consumo domestico con frutta e pane come prodotti maggiormente sprecati.
Sul piano ambientale produciamo cibo che non mangeremo consumando il 28% dei terreni agricoli a livello mondiale, che causano il 10% delle emissioni globali di gas serra. Segrè ricorda come “la tanto decantata dieta mediterranea, è molto più predicata che praticata, sono sempre meno coloro che rispettano a tavola la dieta mediterranea”, ricorda il professore. In conclusione il prof. Andrea Segrè, afferma che contro lo spreco del cibo vale “l’arte del buon mangiare cucinando tutti di più".