natura

Muse, ecco la vita “segreta” degli animali svelata grazie a 60 fototrappole e 40mila scatti

Gli scatti più belli della natura raccolti in un porgetto di monitoraggio e tutela faunistica



TRENTO. Dallo sciacallo dorato in dispersione, per la prima volta fototrappolato alle pendici del monte Gazza, a mamma camoscio con i suoi piccoli. Dal giovane orso ai passaggi notturni di volpi, tassi, lepri e faine.

Sono solo alcune delle istantanee della fauna trentina "catturate” nell’estate 2022 dagli occhi del Muse nei boschi del Parco Adamello Brenta e delle zone limitrofe.

La natura dietro uno scatto. Ogni estate le ricercatrici e i ricercatori del Muse, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, il Parco Naturale Adamello Brenta e il Servizio Faunistico della Provincia autonoma di Trento, studiano attraverso il monitoraggio sistematico abitudini, movimenti e diffusione della fauna selvatica trentina.

Mamma camoscio coi piccoli, il giovane orso, lo sciacallo dorato: ecco gli scatti più belli delle fototrappole Muse

Volpi, tassi, lepri e faine, oltre a caprioli, camosci e all'orso bruno. Sono solo alcune delle istantanee della fauna trentina "catturate” di giorno e di notte nell’estate 2022 nei boschi del Parco Adamello Brenta e delle zone limitrofe grazie alle fototrappole del Muse

In loro aiuto, 60 fototrappole posizionate da 8 anni nel periodo estivo in punti fissi lungo la rete sentieristica per “catturare” le immagini degli animali senza disturbare o alterare il loro comportamento e al contempo registrare l’intensità di passaggio degli esseri umani, potenziale disturbo per la fauna selvatica.

Le apparecchiature sono distribuite in maniera uniforme in un territorio di oltre 200 chilometri quadrati nel Parco Naturale Adamello Brenta e nelle aree limitrofe, in uno schema per ottimizzare la raccolta di dati per la conservazione e gestione della fauna. 

«Nell’estate appena trascorsa – spiega il team di ricerca sui mammiferi dell’Ambito Biologia della Conservazione del Muse, composto da Marco Salvatori, Giulia Bombieri, Paolo Pedrini e Francesco Rovero – abbiamo raccolto oltre 40mila foto di animali: un progetto di monitoraggio sistematico e a lungo termine che ci permette di condurre analisi statistiche e indagini molto importanti dal punto di vista scientifico».

Tra le novità di quest’anno, la presenza di un individuo di sciacallo dorato nell’area del monte Gazza, testimonianza di una probabile dispersione di individui dal nucleo riproduttivo presente nell’area umida protetta della piana di Fiavè.

«Sebbene molti dei nostri siti di campionamento ricadano all’interno di aree naturali protette o in aree poco accessibili – hanno aggiunto i ricercatori – il passaggio di persone è in crescita negli anni». Un oggetto di studio saranno proprio le ricadute a lungo termine sui mammiferi selvatici.

Nel periodo autunnale lo studio prosegue nel Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, un'altra area di rilevante interesse faunistico dove lo scorso anno è stato fotografato dal Muse il primo gatto selvatico del Trentino orientale, probabilmente un individuo in dispersione: uno degli obiettivi di quest’anno sarà di capire se si trattasse di una presenza sporadica o se si stia assistendo al ritorno di questo piccolo felino presente in Trentino solo in epoca storica.   













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