Maestri di sci in Trentino, cresce la preoccupazione per i titoli esteri
I presidenti del Collegio maestri di sci del Trentino, Mario Panizza, e dell’Associazione maestri del Trentino, Andrea Sini, chiedono l’applicazione delle regole sul riconoscimento delle qualifiche straniere, richiamando la necessità di tutelare la sicurezza sulle piste e la qualità dell’insegnamento
C'è preoccupazione tra i maestri di sci del Trentino in vista della prossima imminente stagione turistica invernale. Una preoccupazione legata alle prospettive occupazionali connesse alle attività professionali dei maestri privi delle abilitazioni richieste obbligatoriamente a chi aderisce al collegio (Cmst) e all'associazione dei maestri del Trentino (Amst). In sostanza - si legge in una nota - si paventa che il continuo aumento del numero dei maestri (italiani e stranieri accumunati professionalmente dall'aver ottenuto la qualifica frequentando corsi ed esami all'estero) porti ad una riduzione della sicurezza in pista e della professionalità del comparto - chiariscono i presidenti Mario Panizza (Cmst) e Andrea Sini (Amst) - con il grande rischio di non garantire alla clientela quella qualità di insegnamento che oggi è propria dei professionisti certificati dalla partecipazione ai corsi organizzati a livello locale.
Una qualità umana e professionale ormai riconosciuta al di fuori dei nostri confini che rischia di venir compromessa e messa in dubbio dalla possibilità di raggiungere qualifiche importanti con scorciatoie pericolose per tutto il comparto professionale. Non una ipotesi ma ormai una certezza considerato il costante incremento numerico delle persone che operano nell'ambito dell'insegnamento dello sci in Trentino.
Il tema è stato portato all'attenzione del governo provinciale locale e recentemente è tornato nell'agenda del direttivo del collegio nell'ultima riunione svolta a Trento. "La nostra richiesta è di seguire e applicare subito la linea dettata dalla sentenza del Consiglio di Stato del 2025 che stabilisce quali sono i requisiti che i maestri con titolo straniero devono avere per poter esercitare la professione e per poter garantire la sicurezza in pista.
Nel vicino Alto Adige ciò è stato fatto con reciproca soddisfazione delle parti. Oggi chi chiede di poter insegnare in Trentino privo di qualifica professionale italiana può scegliere due vie: operare all'interno di una scuola certificata (una cinquantina quelle operanti) e quindi poter godere della supervisione di professionisti abilitati (in Trentino esistono puntuali corsi per la qualifica di direttori di scuola) o chiede di operare in forma autonoma, cioè come libero professionista. In entrambi i casi serve una autorizzazione preventiva della Provincia autonoma di Trento.
Il rischio a cui si riferisce Panizza è che dopo due anni il professionista può rivolgersi in sede statale (Conferenza Servizi a Roma), forte del "tirocinio" svolto in un'area qualificata qual è il Trentino, e chiedere il pieno riconoscimento del titolo. Scavalcando così anche le stringenti norme europee che chiedono anche il superamento di prove di formazione comuni (quali Eurotest ed Eurosécurité) per fissare un livello professionale comune nelle varie nazioni.