Montagna

La crisi climatica accelera il declino dei ghiacciai e l’instabilità in quota

Il segno è emblematico sul Monviso: Carovana dei Ghiacciai, "Non è un caso isolato" 



Tre i principali alert: il ghiacciaio del Coolidge, quasi estinto e declassato a glacionevato e non più misurabile, i crolli della sua parete nordest, il fiume Po, che nasce ai piedi di questa montagna e oggi in forte sofferenza.

Inoltre, in quota preoccupa l'instabilità delle pareti rocciose e la degradazione del permafrost e la recente frana di due giorni fa "non è un caso isolato". E' l'allarme lanciato dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente che ha aperto la sua ultima tappa in Piemonte sul Monviso, con gli esperti di Arpa Piemonte e i guardia parco dell'Ente di gestione delle aree protette del Monviso.

Le osservazioni fatte in quota la mattina prima del crollo, evidenziano che del ghiacciaio del Coolidge "restano solo delle placche di ghiaccio arroccate in una nicchia e circondate da un mare di rocce e detriti, mentre la montagna diventa sempre più instabile". In quota poi preoccupa l'aumento di frane e crolli, la degradazione del permafrost e la conseguente instabilità delle pareti rocciose, con particolare attenzione per la parete nord est che, spiegano gli esperti, "con circa 1.200 metri di dislivello in rocce fratturate offre una notevole energia di rilievo per l'attivazione di frane in alta quota".

In quota è stata osservata anche la presenza di rock glacier, detriti rocciosi permeati da ghiaccio che si sviluppano nelle aree periglaciali a spese di falde detritiche e morene, veri serbatoi d'acqua su cui, evidenzia Carovana dei ghiacciai, "andrà aperta un'importante riflessione". Infine il Po che quest'estate, a isola Sant'Antonio, ha registrato un deficit di portata del - 76%. 













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