GENERAZIONI

Nave San Rocco, Paolo Zanettin: da mezzo secolo al lavoro tra i meli

L'incontro con un imprenditore agricolo impegnato dapprima accanto al papà Lino e alla mamma Mariuccia, poi nella propria azienda: «Ottime soddisfazioni praticando il metodo di coltivazione integrato»

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CARLO BRIDI
NAVE SAN ROCCO


La storia che raccontiamo oggi, viene da Nave San Rocco ed è quella di un imprenditore agricolo impegnato da oltre 50 anni in azienda, prima a fianco del padre Lino e della mamma Mariuccia, una grande lavoratrice che con il suo entusiasmo sapeva trascinare tutte le donne rurali delle quali era dirigente, nata e crescita a Palù di Giovo, paese natale di Francesco Moser.

Parliamo di Paolo Zanettin, che fino all’anno 2000 aveva lavorato l’azienda assieme con il fratello Marco, poi Marco si è sposato ed è rimasto a Lavis dove ha l’azienda agricola prevalentemente viticola, mentre Paolo si era trasferito a Nave san Rocco dove aveva comperato un piccolo maso, tutto coltivato a mele essendo la sua passione più per i meli che per la vite.

Paolo, è un imprenditore molto attento che ha imparato l’arte dal papà Lino venuto a mancare nel 2005, che aveva lavorato fino all’ultimo.

La sua è un’azienda tutta frutticola di 3,5 ettari di proprietà e altri 5.000 metri di diversi proprietari presi in affitto.

Queste le varietà principali dei meli: Gala, Morgen, Grenny, Stark delicious, Golden Delicious, mentre da un anno Zanettin ha messo a dimora anche nuove varietà di meli suggeriti dalla Op La Trentina, ma queste varietà non sono ancora in produzione.

Le mele vengono conferite in alla Trentina, con magazzino cooperativo a Mezzolombardo. I prezzi liquidati negli ultimi anni, ci spiega Zanettin, sono soddisfacenti, dopo diversi anni nei quali non si riusciva a incassare nemmeno i costi di produzione.

«Certo, con l’andare egli anni la situazione è notevolmente cambiata - dice - e ora siamo in presenza di un sacco di regole, norme troppo fiscali che fanno passare la voglia di lavorare.

È giusto che vi siano delle regole ma con un pò di buon senso, mi sembra che spesso manchi, se pensiamo ai nostri macchinari e alle nostre attrezzature è sempre più difficile essere in regola, vorrei dire che è quasi impossibile.

Il maso che abbiamo comperato una quarantina di anni orsono corrispondente al 90% della mia azienda, è tutto in un pezzo, i rimanenti 5.000 metri quadrati di terreni sono in affitto e sono divisi in diversi appezzamenti».

Il ruolo attuale in azienda di Zanettin, è ancora quello di titolare con la moglie che ha sempre dato una mano, e uno dei tre figli attivo solo nei fine settimana.

Due figli pur avendo frequentato l’Istituto agrario di San Michele, non lavorano in azienda: uno opera in una ditta che vende macchine agricole; la figlia vive in Bondone; il terzo figlio lavora in banca.

Quindi Paolo non vede per ora prospettive per l'azienda, dato che nessuno dei figli è intenzionato a svolgere l’attività agricola a titolo principale: «Penso che la mia azienda sia troppo piccola per dare un futuro a una famiglia».

Uno dei limiti maggiori sono i costi di produzione cominciando da quelli dei macchinari e delle attrezzature che sono spropositati in rapporto alla resa della campagna.

Chiediamo a questo punto a Paolo, se dopo oltre 50 anni è pentito della scelta fatta di fare l’imprenditore agricolo: «Assolutamente no, ho sempre fatto il lavoro che mi piace, quindi non sono pentito». 

In tutti questi anni i suoi rapporti con l’ambiente sono cambiati, tutto è migliorato da quando si è iniziato a praticare l’agricoltura integrata, c’è molto più attenzione da parte di tutti nella gestione della difesa fitosanitaria.

Paolo, vede però eccessivi i controlli su macchine ed attrezzi agricoli che si usano in campagna. In tutti questi anni, prosegue, non ha mai pensato a trasformare l’azienda da azienda che produce con il metodo integrato ad azienda biologica. Ritiene infatti che la produzione integrata fatta nel rispetto delle regole vada benissimo, al punto che per il biologico non vede futuro, in considerazione anche della quantità di trattamenti che anche il bio deve fare per salvare la produzione.

«C’è un altro aspetto - prosegue Zanettin - che mi preme ricordare: nei nostri frutteti, da quando pratichiamo il metodo integrato, gli uccelli sono molto più numerosi che sulle piante trattate con il metodo biologico».

Paolo, ha anche impegni nel sociale, sull’esempio di mamma e papà: è membro del consiglio Pastorale, ma anche del Club 3P.

«Adesso a carnevale do una mano per la costruzione dei carri, ma anche ad altre iniziative fatte dalla comunità locale. Dobbiamo credere ancora a queste iniziative dei nostri paesi», conclude.













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