Vaia, la bellezza degli squarci «Tuteliamo i nuovi panorami» 

Ambiente. La proposta di Gilberto Volcan: «Vedute e scenari inediti che sarebbe un peccato restituire al bosco» Da Paneveggio all’altopiano di Piné, l’ipotesi è quella di creare un tavolo di esperti per scegliere quali viste preservare


Andrea Selva


Trento. «Non tutto il male viene per nuocere, lungo i versanti ricoperti di boschi spazzati dal vento di Vaia si sono infatti aperti nuovi panorami, che ora vale certamente la pena di conservare e valorizzare». Parla così un uomo dei boschi, Gilberto Volcan, di Moena, abituato a battere in lungo e in largo le foreste del Trentino per il suo lavoro di assistente ambientale delle aree protette, cioè quello che fino a qualche tempo fa era definito “guardiaparco”. Come dargli torto? Basta camminare lungo le strade forestali e i sentieri che da Paneveggio portano a Malga Bocche per restare a bocca aperta di fronte alle visioni (finora inedite) delle Pale di San Martino, dove fino al 29 ottobre 2018 il bosco costituiva una barriera impenetrabile alla vista. Ma anche nei dintorni di Moena, oppure sull’altopiano di Piné o in valle dei Mocheni il vento ha aperto scorci sorprendenti regalando nuovi scenari anche ai frequentatori di alcuni rifugi.

Ma Volcan va al di là del romanticismo e lancia un appello a tutti i frequentatori del bosco (e naturalmente anche agli amministratori pubblici) perché segnalino le nuove situazioni che sarebbero meritevoli di tutela: «Mi riferisco agli accompagnatori del territorio, alle guide alpine, ai tecnici delle Apt e naturalmente a tutti gli uomini che si occupano delle foreste del Trentino che potrebbero segnalare le più belle tra le tante “nuove vedute”, quelle insomma meritevoli di tutela perché - spiega Volcan - è vero che il bosco impiegherà decenni a tornare come prima, ma ci vorrà molto meno, anche solo 5 o 10 anni, per chiudere queste nuove vedute con la ricrescita naturale della vegetazione». Quello che Volcan si immagina è una specie di commissione dei nuovi paesaggi che possa suggerire all’amministrazione provinciale e ai proprietari delle aree boschive il modo migliore per intervenire, tenendo conto anche del valore paesaggistico.

Difficile stabilire ciò che è bello, altrettanto difficile è individuare la giusta misura dell’intervento dell’uomo nelle cose della Natura, ma di una cosa Volcan è certo: «Ci sono studi che dimostrano come la maggior parte delle persone - poste di fronte a uno scenario naturale - preferiscano vedute ampie, possibilmente da una posizione sopraelevata, magari con una fonte idrica più in basso. Una situazione che risponde alle nostre esigenze antiche, di quando il bosco - pieno di possibili insidie - rappresentava un territorio che suscitava paura nelle persone, perché luogo di possibili predazioni».

La sua è una posizione che - almeno nelle valli di Fiemme e Fassa - è destinata a trovare terreno fertile, considerato che la settimana scorsa a Varena il responsabile delle foreste Bruno Crosignani e il suo predecessore Marcello Mazzucchi hanno sostenuto l’opportunità di lasciare che il bosco ricresca con i suoi ritmi, almeno dove possibile, insomma senza l’ansia di “ripulire” e ripiantare tutto ovunque.

La proposta di Volcan (che era presente all’incontro di Varena) strizza anche l’occhio ai turisti “perché anche l’occhio del turista non fa eccezione e gradisce le aree aperte, magari anche un passaggio nel bosco, ovviamente, ma con un certo sollievo quanto ci si trova di fronte a una radura”. Saranno gli uffici provinciali, comunque a valutare, gli interventi sulle foreste del Trentino, anche dal punto di vista paesaggistico. Le priorità di intervento saranno nelle aree dove gli alberi svolgevano - fino alla notte di Vaia - una funzione fondamentale per la tenuta del territorio, ma altrettanto importanti saranno le aree di valore paesaggistico (dove in realtà l’occhio del turista resta disturbato di fronte a migliaia di alberi finiti - e rimasti - a terra) e infine le aree vocate alla produzione di legname, importanti dal punto di vista economico per gli enti locali.















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