«Stati Uniti e Iran, è il gioco delle parti Ue troppo debole»
La crisi in Medio Oriente. L’iman della comunità isolamica trentina non si aspetta una escalation: «In passato ci sono state crisi più gravi La verità è che si stanno spartendo la stessa torta. Come in Siria»
Trento. Uno scacchiere difficile da decifrare (a partire dai reali motivi che hanno portato all’uccisione del generale Soleimani) e con l’Unione europea che con una mano invita al dialogo e con l’altra vende le armi agli attori in campo.
È questa la riflessione di Aboulkheir Breigheche, medico siriano, storico iman della comunità musulmana trentina, attento osservatore di tutto ciò che accade in Medio Oriente.
Dottor Breigheche, con quale sentimento la comunità islmaica ha vissuto la morte di Soleimani?
Non solo la nostra comunità, ma tutti guardiamo con preoccupazione all’uccisione di Soleimani. Che è solamente uno dei gravi episodi accaduti ultimamente in Medio Oriente, dove le vittime sono soprattutto i civili: donne, bambini e anziani, della Siria e dell’Iraq. E dove gli attori (Russia, Stati Uniti e Iran) sono lontani e mandano le loro armi micidiali.
Che spiegazione si è dato per l’uccisione del generale iraniano da parte degli Usa? Gianni Bonvicini, sul “Trentino”, ha detto che questa volta il petrolio non c’entra.
È una vicenda difficile da interpretare. È vero che non è solo il petrolio ad aver fatto da detonatore a questa situazione. Direi che ci sono tanti ingredienti, tutti però con un denominatore comune: l’egemonia nell’area. Detto questo, sono certo che la verità che sta dietro all’uccisione di Soleimani è un segreto che verrà a galla solo tra qualche decennio.
In questa situazione, secondo lei come si sta comportando l’Unione europea, che ha più volte espresso grande preoccupazione per la crisi mediorientale?
La preoccupazione dovrebbe essere tradotta in pratica. L’Unione europea purtroppo fa da spettatore e poi fornisce armi a tutti i contingenti. Non fa niente per fermare il fiume di sangue che c’è in Siria e in Iraq. Non è questa la politica che ci si aspetta da una grande realtà come l’Unione europea.
L’attacco dell’Iran ai siti americani lo reputa un episodio isolato o ci si deve aspettare una escalation di violenza o, peggio ancora, un conflitto?
Non mi aspetto nulla. È pura propaganda. L’Iran dice di aver ucciso decine di militari americani, gli Stati Uniti dicono che non ci sono state vittime. Queste sono situazioni che noi gente comune fatichiamo a comprendere. Assistiamo ormai da decenni a questo “gioco” tra gli Stati Uniti e l’Iran, pensiamo solo al tema del nucleare. Mi auguro naturalmente che non ci sia un conflitto, ma sino a d oggi direi che la guerra tra queste due parti è stata soprattutto di facciata. È un “gioco” al quale assistiamo da quando gli Stati Uniti hanno consegnato su un piatto d’oro l’Iraq all’Iran: come possiamo dire che gli Stati Uniti stanno facendo la guerra all’Iran?
Cosa intende dire?
Eliminando Saddam Hussein non hanno instaurato una vera indipendenza, democrazia e libertà per il popolo iracheno. Hanno annientato tutte le possibilità di ripresa dell’Iraq dalla precedente tirannia dando all’Iran carta bianca per entrare in Iraq con le milizie e fare ciò che vogliono: le milizie iraniane sono il vero attore principale nell’area. È successo davanti agli occhi degli Stati Uniti e di tutti. In Iraq era in corso una rivolta popolare contro la corruzione, con l’uccisione di Soleimani naturalmente questo moto si è spento.
Soleimani godeva di credito anche al di fuori dell’Iran?
Direi di no. La sua influenza era in Iran e nelle realtà filoiraniane. Non mi posso certo dire contento della morte di Soleimani, ma non possiamo dimenticare che questo personaggio si è reso responsabile di numerosi massacri in Siria e in Iraq.
Dalle sue parole sembra che quello tra Usa e Iran sia più un gioco delle parti che un vero conflitto.
Al momento è così. In passato ci sono state crisi ben più gravi tra i due paesi: pensiamo, appunto, alla crisi nucleare, all’invasione di Siria e Iraq da parte dell’Iran. La verità è che gli Stati Uniti sono lì a guardare come spartirsi insieme la torta.
Tanti osservatori indicano in Vladimir Putin come potenziale regista principale nella soluzione della crisi del Medio Oriente. È d’accordo?
Assolutamente no. Putin è un socio di questo gioco, è uno degli attori: apparentemente fanno la guerra a parole e sotto sotto si stanno dividendo la torta. La prova è che in Siria sta accadendo proprio questo. Così accade in Libano e in Iraq. Mi auguro che la gente capisca questo. Il mio augurio è che ancora un volta il prezzo non lo debbano pagare i civili.
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