Pullman troppo pericoloso tutti i misteri di «Taxibus»

L’azienda del mezzo sospeso dalla Motorizzazione al centro di interrogazioni in Consiglio provinciale: valeva 56 mila euro ma venne comprata per 715 mila


di Luca Pianesi


TRENTO. E’ la Taxibus la proprietaria del mezzo Iveco Otoyol (del quale abbiamo parlato ieri sul Trentino) sospeso dalla Motorizzazione civile a giugno, perché risultato con cambio truccato e freni a rischio rottura. E dire che il veicolo in oggetto era uno dei più nuovi del parco macchine dell’azienda facente capo alla Fratelli Peterlini snc. Immatricolato nel 2005, infatti, l’Iveco Otoyol , con i suoi 8 anni di età, alla perizia commerciale era risultato essere il settimo più “giovane” dell’impresa. Dei 36 autobus e veicoli aziendali della Taxibus, infatti, solo 7 sono stati immatricolati dopo il 2005, mentre ben 16 risalgono a prima degli anni 2000 (7 addirittura agli anni ’80). Ma la storia della Taxibus ha radice antiche che aprono uno squarcio su un mondo, quello dei trasporti, attorno al quale, negli anni, si sono concentrati interessi e ambizioni e che sono valse, nel tempo, anche due interrogazioni in consiglio provinciale: una da parte di Claudio Civettini e l’altra di Claudio Taverna.

È stato proprio quest’ultimo a portare per primo all’attenzione del consiglio la pericolosa operazione finanziaria che si stava per compiere dieci anni fa, nel 2003, quando la concessionaria pubblica Trentino Trasporti spa decise di acquistare a 736.000 euro da un privato, Gino Valentini (presidente del Consorzio trentino autotrasportatori prima di Lorenzo Laner, che in passato era stato suo dipendente), la Taxibus. «Io all’epoca mi opposi con forza a questo acquisto - spiega Taverna - perché il parco mezzi di quell’azienda era obsoleto e perché il 90% dei rapporti di lavoro quell’impresa li intratteneva con la Provincia, quindi non avrebbe portato nessun nuovo cliente con sé. Procedetti, quindi, a una stima del valore reale di quell’azienda e arrivai a valutarla 180 mila euro. Questo anche perché Valentini, a Trentino Trasporti, non aveva venduto i capannoni per parcheggiare i veicoli. Quelli li affittò alla stesa Trentino trasporti per anni provocando un’ulteriore spesa per il pubblico». Per Taverna, dunque, Taxibus valeva 556 mila euro in meno del prezzo pagato dal pubblico. Ma per Trentino Trasporti, clamorosamente, a distanza di soli 3 anni, tale valore risultò ancora ridimensionato: nel 2006, infatti, il collegio dei sindaci della controllata pubblica nella relazione allegata al bilancio la quotò 173.000 euro. E nel 2007 il suo valore precipitò ancora, a 56.658 euro (sempre secondo le stime del collegio dei sindaci di Trentino trasporti).

Trentino trasporti, insomma, si era caricata un “carrozzone” da lei stessa valutato come rottamabile. Ma nel 2008 il colpo di scena. La controllata pubblica bandisce un’asta per liberarsi della Taxibus e si presentano ben due acquirenti: Ezio Laner (fratello dell’attuale presidente del Cta, Lorenzo Laner con il quale condivideva la sede aziendale a Frassilongo Maso Raut n. 21) titolare della ditta di autonoleggio Taxiblu e Marco Peterlini, della società Fratelli Peterlini snc, il quale si aggiudica la gara con l’incredibile offerta di 715.005 euro. «Qualcuno doveva ricambiare il favore a qualcun altro - prosegue Taverna – perché se si va a guardare i soggetti coinvolti sono sempre gli stessi, hanno tutti lavorato insieme, si conoscono da anni e hanno sempre avuto buone coperture politiche». Contattato dal Trentino, l’amministratore unico di Taxibus srl, Marco Peterlini, ha detto: «Preferisco non rilasciare nessun commento né sulla questione legata al veicolo sospeso dalla Motorizzazione né sulle motivazioni che mi hanno spinto a comprare l’azienda».













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