Moena: si possono adottare i rifugiacquistandone le pietre

Iniziativa di Angelo Jellici, proprietario dello storico rifugio “Rezila”: Con cinquanta, oppure con venticinque euro, chiunque può mettere il nome su una pergamena che attesta ufficialmente la scelta



MOENA. Oggi c’è la possibilità di fare un gesto speciale legando il proprio nome a una costruzione di montagna. Angelo Jellici, proprietario dello storico rifugio “Rezila”, lancia: «Adotta una pietra di un rifugio».
Un’iniziativa curiosa e certamente interessante che certo non mancherà di suscitare attenzione. Con cinquanta, oppure con venticinque euro, chiunque può mettere il nome su una pergamena che attesta ufficialmente la scelta. «Non è uno stratagemma per far soldi - spiega il creativo rifugista - l’iniziativa serve invece per fidelizzare gli ospiti e sensibilizzare il turista al ruolo svolto dalle persone che trascorrono mesi in quota al servizio di chi va in montagna».
Angelo Jellici è un vulcano di idee.
Nel lontano 1987 aveva lanciato la proposta di caccia grossa sui monti dell’Alpe, a est di Moena. Un caccia fotografica.
Di mattina presto o verso il tramonto, da esperto cacciatore, guidava silenziosamente ristretti gruppi di ospiti nelle radure dove era possibile avvistare gli animali e portare in città trofei di caccia sotto forma di istantanee su carta o in diapositiva. L’iniziativa era piaciuta ed era entrata anche nel calendario del locale comitato manifestazioni.
Ora il creativo rifugista propone questa singolare adozione sperimentandola nel suo rifugio che conta 104 anni. Si tratta infatti di una costruzione secolare in pietra realizzata dal nonno paterno Batistol Jellici. L’antenato, dopo aver servito per dodici anni e tre mesi il Kaiser Franz Joesf nella Divisione dei Bersaglieri a cavallo, decise di realizzare un rifugio sull’Alpe Lusia. Di qui passò anche il principe ereditario Carlo d’Asburgo in visita ai soldati sul fronte di Bocche. Nel secondo conflitto mondiale fu al centro di un temuto rastrellamento di una compagnia di SS a caccia di partigiani e disertori. Nell’era turistica è diventato meta di escursionisti.
Angelo Jellici infatti ha portato solo leggere modifiche alla struttura per non snaturare le profonde radici storiche. I rifugi però vivono un momento difficile.
In tempo di crisi si cerca di risparmiare limitando anche le consumazioni e portando il necessario nello zaino. Ed ecco quindi nascere l’idea dell’adozione. «Invito tutti i miei colleghi rifugisti - dice Angelo Jellici - a provare questa iniziativa per fidelizzare i clienti. L’adottare una pietra della costruzione crea un legame tra i frequentatori e quel luogo e ha un significato principalmente affettivo. Si può agevolare tale proposta proponendo uno sconto sulle consumazioni o sul pernottamento oppure donando un oggetto che suggella l’avvenuta adozione». Angelo Jellici che oltre alla passione del rifugio unisce la passione della scrittura, offre un suo libro con tanto di autografo nel momento ufficiale della firma su pergamena.
La campagna è appena partita ma alcune pietre dello storico edificio sono già state assegnate.

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