I medici si schierano con Collini
Il caso Medicina. Il rettore ha presentato all’Ordine il progetto dell’ateneo di Trento. Il presidente Ioppi: «Insieme possiamo costruire qualcosa di utile alla comunità». In queste ore previsto un incontro al vertice con Padova per capire se esiste uno spazio di mediazione
Trento. I medici trentini si schierano a fianco dell’Università di Trento per la nuova scuola di medicina. Non è una presa di posizione contro la Provincia e contro l’altra Università, quella di Padova, che dalla giunta Fugatti è sponsorizzata fin dall’inizio di questa vicenda: è semmai un apprezzamento praticamente corale al progetto presentato dal rettore trentino Paolo Collini. Venerdì sera il rettore è stato invitato nella sede dell’Ordine dei medicidi Trento. Per sentire l’altra campana, sono già stati invitati, per un’altra occasione, anche il rettore di Padova e il presidente Maurizio Fugatti. «Non avevo mai visto la sala così piena: neppure quando presentiamo il bilancio», dice una dottoressa. Anche questo è il sintomo di un forte interesse per l’argomento in discussione.
Per tutti, è Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici, a fare una sintesi: «Questo è un progetto che ci entusiasma. Qualcuno ha detto che sembra un libro dei sogni: ma bisogna sognare per realizzare qualcosa di buono. L’Università di Trento ha dimostrato impegno e voglia di portare un contributo notevole: forse neppure un medico esperto in management sarebbe stato capace di fare un progetto così completo. Noi siamo presenti così numerosi perché vogliamo dire che i medici hanno voglia di contare. Noi siamo esperti di determinati aspetti e insieme all’Università di Trento possiamo fare un progetto utile a tutta la comunità».
Forse la critica più condivisa dai medici è proprio questa: che finora la nuova scuola si sia trasformata in uno scontro istituzionale senza precedenti. C’è chi chiede che si arrivi a una mediazione. E chi si aspetta un maggiore coinvolgimento dei medici: «Sembra sia diventato uno scontro fra università e questo è pericoloso, anche perché la ricerca non ha confini: è globale», dice un medico. Gli ha risposto Paolo Collini: «L’interazione con il governo provinciale finora non è stata facile. Ho vissuto male il fatto che sia diventato uno scontro mediatico. Ma abbiamo dovuto reagire per diversi motivi. Per uno scatto d’orgoglio e perché pensiamo di poter fare qualcosa di meglio, rispetto a un’Università che vorrebbe fare qui la sua dependance. Ma anche perché è fondamentale che la sede formale sia a Trento. Solo così si può avere la scuola di specialità». Collini ha poi spiegato che entro il 22 gennaio va definita per legge l’architettura generale del nuovo corso. Poi, quando si inizierà a lavorare anche sui contenuti, allora sarà coinvolto anche l’Ordine dei medici.
Ma quali sono invece gli aspetti che piacciono ai medici? In realtà, non è tanto la presenza di un nuovo corso di laurea, che da solo non garantisce una soluzione ai problemi. È più il fatto che l’università stia ragionando su un sistema che renda più attrattiva la realtà trentina. Puntando sulla ricerca e sulle nuove tecnologie. Ma anche sul rapporto con il territorio, compresi gli ospedali periferici. «Il nostro progetto costa meno rispetto all’altro che è stato proposto – dice Collini –. Ma vorremmo che i soldi risparmiati fossero investiti in un fondo per la ricerca. Anche con progetti specifici da realizzare negli ospedali di valle».
E mentre da Padova si continua a ripetere che «se Trento non collabora al progetto, la nostra proposta è da considerarsi ritirata», entro il weekend è in calendario un incontro al vertice tra i due rettori, Paolo Collini e Rosario Rizzuto (che era rimasto infortunato sulle piste da sci trentine due settimane fa): il tentativo sarà quello di capire se esiste uno spazio di mediazione per una soluzione che tenga insieme i due atenei, in particolare sui docenti e gli anni da capofila del progetto. Il 22 gennaio scadono i termini per presentare le richieste di accreditamento al ministero.