Fondo, frana un muro nel Canyon Rio Sass
Il terreno armato era già stato segnalato in passato come abusivo dalla guida Lorenzo Abram
FONDO. Cronaca di una frana annunciata. Non è il titolo di un romanzo sudamericano, ma la storia dell’ulteriore danno ambientale verificatosi in Val di Non. Questa la testimonianza di Lorenzo Abram, accompagnatore turistico di Fondo, che già alcuni anni fa aveva espresso perplessità sulla costruzione di terre armate in zona Bagni di Fondo. Un abuso che all’epoca era stato segnalato perché le terre armate, che servivano per una miglioria agricola, erano state innalzate fino a 7,50 metri quando il permesso per l’area non superava i 2,50 metri. «Già allora sollevando la questione – spiega Abram – avevo fatto notare la pericolosità del manufatto, troppo alto e troppo ripido. Una struttura costruita proprio a filo delle rocce del Canyon Rio Sass, di fronte ai ruderi dei vecchi Bagni di Fondo». Da notare che il contadino costruttore era anche l'assessore all’agricoltura del tempo. Sotto i bagni era stata realizzata una passerella per permettere di godere della vista del Canyon e di utilizzare alcune vecchie prese irrigue.
La prima settimana di febbraio 2014, complici le condizioni climatiche, parte delle terre armate ha ceduto, franando nel Canyon e parzialmente ostruendolo. La passerella è stata divelta e ora non c’è più traccia delle vecchie prese.
«La frana ha ostruito il Canyon - prosegue l’accompagnatore turistico - creando un nuovo laghetto artificiale e mutando profondamente l’ultimo tratto della gola che solitamente visitiamo. E nel bacino che s’è venuto a formare, ora ristagnano gli scarichi del depuratore che non possono defluire come facevano prima della caduta del materiale franato. Il fatto sarebbe passato in sordina, al di là dei tecnici informati, ma non voglio che sia così, non voglio che si metta una pietra sopra anche a questo fatto. Non sono cadute nel Rio Sass solo alcune carriole di materiale, come sostenne anni fa qualcuno quando s’era verificato un danno simile nel sentiero del Mondino. Non possiamo più permettere a qualcuno di fare e ad altri di tacere, ecco perché ci tengo a far emergere la cronaca di questa frana annunciata. La realtà in Italia purtroppo è questa, non solo in Liguria o in Sicilia, ma anche qui da noi, e non possiamo permettere che nessuno manometta in modo così grave e pericoloso l’ambiente che ci circonda». Tornando in conclusione alle terre armate franate, dovrebbe scattare l'obbligo del ripristino ma per Abram, che è guida al Canyon Rio Sass dal 2002, la gola andrebbe liberata di muri in cemento e materiali incongrui e ripristinata com’era prima di questi devastanti interventi (g.e.)