Compie 80 anni il primo laureato di Sociologia
Alberto Franceschini, già segretario di Kessler, discusse la tesi 51 anni fa: «L’ateneo alzi l’asticella»
TRENTO. Auguri. Alberto Franceschini, 51 anni fa il primo laureato in Sociologia, oggi compie ottant'anni. Ben portati per spirito (anche autoironico), ma soprattutto per la lucidità dell'analisi di due fenomeni trentini del nostro dopoguerra. I due “fenomeni” - a detta sua ed è difficile dargli torto - sono rappresentati, il primo, dalla nascita dell'Università trentina e, il secondo, dalla politica espressa da tre suoi interpreti: Bruno Kessler, Flavio Mengoni, Lorenzo Dellai.
Dei primi due, nel ruolo di dirigente provinciale, Alberto Franceschini è stato un collaboratore. Segretario di Kessler, gomito a gomito con Mengoni. Infine, è stato un ammiratore di Dellai. Il neo ottantenne ha dunque l'esperienza dovuta e una preparazione invidiabile per analizzare il nostro passato culturale, politico e socioeconomico e, come vedremo, non essere per nulla ottimista per il futuro.
Esclusi questi tre politici, c'è il vuoto?
Andiamo per ordine: Kessler. Senza entrare nei dettagli, la situazione socioeconomica degli anni '50 era sbilanciata verso l'agricoltura. C'era una forte spinta migratoria verso l'estero e verso le grandi città del Nord. Restringendo il campo, dalle valli verso l'asta dell'Adige. Con il Piano Urbanistico provinciale Kessler ha progettato uno sviluppo globale con l'obiettivo di un equilibrio territoriale che trattenesse le popolazioni nelle loro valli e ponesse le basi per la salvaguardia del territorio dal degrado ambientale. Con l'Università si era prefisso l'obiettivo di una crescita culturale in un contesto mitteleuropeo del quale il Trentino si fosse sentito parte integrante.
Senza danaro, però, non si fa niente ...
Appunto. E questo è l'opera di Kessler che io definisco monumentale: la dotazione finanziaria prevista dallo Statuto di Autonomia che mette le due Province al sicuro da «eventuali insidie» fino a quando deriveranno il loro status da un trattato internazionale.
La staffetta è con Mengoni...
A cavallo degli anni ’70 -’80 c'è una giunta Mengoni orientata a dare all’istituzione provinciale un solido assetto giuridico: Agenzia del Lavoro, legge dei centri storici, revisione del Piano urbanistico, procedure della programmazione, comprensori.
Secondo lei dopo Mengoni c'è una transizione non brillante se non buia. Si arriva a Lorenzo Dellai.
Sì, ma al Dellai presidente. La sua presidenza di quindici anni, che rappresenta un record assoluto, dà al Trentino un assetto definitivo in materia di grandi infrastrutture: strade, ponti e tanto altro. C'è il consolidamento di associazioni culturali e di volontariato patrimonio generoso e genuino della nostra gente. Non dimentichiamo anche che è in questo periodo che si rinsaldano i rapporti con Bolzano e con la regione Veneto nel reciproco rispetto delle prerogative.
E ora?
In campagna elettorale non ho sentito da parte dei vincitori un progetto di attività per la legislatura. C'è da augurarsi che la giunta ci dica qualcosa di serio, su questi argomenti. Vogliamo o no rimanere una regione mitteleuropea? Quale sviluppo universitario e politiche scolastiche e culturali? Quale politica sanitaria? Dove è finito il nuovo ospedale e i relativi finanziamenti? Quali saranno le politiche di sostegno al lavoratore e al le fasce più deboli?
Impietosa come analisi. E l'Università?
Si deve assolutamente alzare l'asticella delle ambizioni. Non si deve dormire su allori che stanno appassendo.
E su S.Maria Maggiore?
Se i cristiani non riescono da soli a sorvegliare le proprie chiese nulla vieta di chiuderle. Mai comunque squadre di vigilantes.