Addio a Goldwurm, il medico che aprì le porte dello Psichiatrico
L’ospedale di Pergine. Morto a 91 anni il docente universitario: diresse la struttura dal 1972 al 1974 Fu lui ad inaugurare la casa famiglia di via Marconi, la prima a dare una seconda vita ai pazienti
Trento. Una guida tanto breve, quanto significativa. Il professor Gianfranco Goldwurm fu chiamato nel 1972 alla direzione dell’Ospedale psichiatrico di Pergine, dove vi rimase solo due anni, durante i quali però lasciò un’impronta fondamentale: fu il primo – come ricorda l’assistente sociale dell’epoca, Piera Volpi Janeselli, 90 anni e una memoria lucidissima – a portare i pazienti in una struttura esterna allo psichiatrico, ovvero la casa famiglia di via Marconi. Per l’epoca, una vera rivoluzione.
Goldwurm è morto a 91 anni due giorni fa (il funerale laico si terrà oggi a Nova Milanese). Medico specializzato in psichiatria, docente all’Università degli Studi di Milano, il professor Goldwurm ha avuto una brillante carriera professionale. Nel suo curriculum, non solo la direzione dello psichiatrico di Pergine, ma anche dell’analoga struttura di Pavia e dell’Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini” di Milano. È stato cofondatore nel 1980 dell’Asipse, la scuola di specializzazione in psicoterapia comportamentale e cognitiva. Al suo attivo centinaia di pubblicazioni scientifiche.
Dopo tanti anni, chi ha lavorato a Pergine nei primi anni Settata ancora oggi sottolinea la lungimiranza del solco da lui segnato. La legge Basaglia (la 180 del 1978) era ancora relativamente lontana, ma in Italia si respirava un’aria nuova nella psichiatria e non solo grazie al medico veneziano. Un’aria che Goldwurm portò con tutta la sua carica di cambiamenti anche in Trentino.
«Il professor Gianfranco Goldwurm era preparato, riservato e autorevole – lo ricorda Piera Volpi Janeselli -e il suo approcciò fu davvero rivoluzionario in un’epoca in cui ciò che diceva il direttore era legge. Lui si aprì alle riunioni plenarie con tutto il personale dell’ospedale: parlava, si confrontava. Poneva le questioni, non le imponeva».
Fu il prologo ad una serie di cambiamenti importanti, che partivano dalla consapevolezza che la residenzialità dei pazienti provocava danni enormi: «Fu grazie a Goldwurm se nel 1973 per la prima volta gli ospiti uscirono dallo psichiatrico. Non per andare in un’altra struttura analoga, ma in una casa famiglia, che a Pergine fu individuata in via Marconi, in un percorso di autonomia responsabile all’interno di un nucleo urbano». All’apertura vi entrarono nove persone: «Una di queste era allo psichiatrico da quindici anni. Pensate – continua Volpi Janeselli – che riuscimmo anche a trovare un posto da lavapiatti per due ore al giorno per un paziente. Una cosa impensabile ai tempi. E che fatica farlo capire alla gente...». Fondamentale fu, appunto, il ruolo di Goldwurm: «Lui ha portato a vedere il paziente psichiatrico non come un malato cronico inavvicinabile, ma come una persona con cui relazionarsi». Dopo soli due anni l’addio: «Non so perché, ma verosimilmente se ne andò per una nuova opportunità professionale».G.F.P.