Annullata la Festa del Latte «Peccato, è una vetrina» 

I danni del coronavirus. Vittorino Covi, presidente allevatori della Valle di Non, è invece meno  pessimista del tecnico Fem sulla quantità del fieno: «Le piogge hanno messo le cose a posto»


Giacomo Eccher


Alta val di non. Dopo avere effettuato alcuni sopralluoghi in varie zone del Trentino nelle quali sono presenti prati permanenti, Roberta Franchi, esperta di foraggicoltura della Fondazione Mach ritiene che la quantità di fieno del primo taglio (maggengo) farà registrare un calo difficilmente valutabile al momento. Il prato ha sicuramente sofferto per la siccità che ha caratterizzato i primi 4 mesi del nuovo anno. Abbinata per giunta a temperature a volte elevate. È il primo taglio infatti che riempie il fienile, dice l’esperta, che stima pari al 70-80% l’apporto del fieno maggengo al raccolto complessivo dell’annata. Il secondo taglio è migliore per qualità. Ma ha una resa quantitativa minore. Qualche allevatore vorrebbe rinviare a metà giugno il primo sfalcio. Scelta tecnica da evitare, dice la tecnologa della FEM, perché porta ad un abbassamento della qualità del fieno raccolto. Meglio procedere secondo tradizione al primo taglio quando l’erba ha raggiunto un livello accettabile di qualità e sperare che nuove piogge favoriscano la crescita del taglio di inizio estate, è il suo consiglio.

Su questo concorda Vittorino Covi, presidente degli allevatori della valle di Non. «Effettivamente qualche preoccupazione c’è stata nelle scorse settimane per la siccità, ma le piogge degli ultimi giorni hanno messo le cose a posto. Penso che, seppure con qualche giorno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali e all'andamento stagionale che è precoce rispetto alla media, tutto si sia sistemando».

L’emergenza coronavirus in campagna finora ha provocato effetti indotti più che diretti perché l'attività degli agricoltori, allevatori o frutticoltori che fossero, non ha subito particolari rallentamenti o mutazioni a parte le precauzioni consigliate in senso lato dalle autorità sanitarie. Per ciò che riguarda l'economia, per la zootecnia qualche contraccolpo si è avvertito nel consumo del latte fresco causa la chiusura di bar e alberghi per l'assenza della mobilità e dei turisti, mentre è tutta ancora da valutare l’incidenza di medio periodo sul mercato del Trentingrana, la principale destinazione del latte che esce dalle stalle dell'Alta valle di Non. Per questo si conta sull'appello già rilanciato più volte dalla Giunta provinciale di consumare prodotti trentini. «Sembra scontato ma non lo è e credo valga la pena di insistere su questo punto per dare ossigeno con continuità ad un comparto, la zootecnica, fondamentale per la conservazione e valorizzazione del paesaggio montano tradizionale che è il vero imprescindibile valore che il Trentino può proporre nel mercato turistico, e non solo» - afferma Covi.

Una novità, negativa, in ogni caso il Covid 19 l’ha già prodotta, ossia la cancellazione per quest’anno della Festa del Latte sui pascoli dei Pradiei, in programma a metà luglio. «L’Azienda per il turismo mi ha annunciato che la manifestazione non si farà per motivi di forza maggiore. Decisione che capisco, ma è un peccato. Quello era un evento importante per la nostra zootecnia come momento di festa ma soprattutto era un’ottima vetrina per avvicinare residenti e turisti al nostro mondo» - conclude Covi.















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