Storia

Giornata dell'Autonomia, Mattarella tra Trento e Merano: «L’Accordo di Parigi non fu un compromesso, ma un modello»

Sergio Mattarella con Alexander Van der Bellen e Arno Kompatscher al Kurhaus di Merano per gli 80 anni dell’Accordo De Gasperi-Gruber. La celebrazione è proseguita a Trento, al Teatro Sociale.



Il Trentino-Alto Adige è stato protagonista nella sua interezza durante la Giornata dell'Autonomia: prima Merano, poi a Trento, il Presidente Mattarella ha presenziato la cerimonia degli 80 anni dalla firma dell'Accordo De Gasperi-Gruber. Al Kurhaus, in Alto Adige, si sono incontrati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente austriaco Alexander Van der Bellen e il presidente della Provincia Arno Kompatscher, insieme ai rappresentanti delle istituzioni e della società altoatesina.

L’accordo, firmato a Parigi il 5 settembre 1946, rappresentò la base internazionale del percorso che avrebbe portato all’autonomia altoatesina. Prevedeva garanzie per la popolazione di lingua tedesca, dalla parità dei diritti all’uso delle due lingue nelle amministrazioni, dall’insegnamento nella lingua materna all’accesso ai pubblici uffici.

A 80 anni di distanza, però, Kompatscher ha voluto ricordare soprattutto quanto sia stato lungo e complicato arrivare all’autonomia di oggi. «L’autonomia non è caduta dal cielo», ha detto il presidente della Provincia, ricordando che l’Accordo di Parigi non fu accolto con entusiasmo dalla popolazione sudtirolese. Il documento, infatti, non prevedeva il ritorno del territorio all’Austria, che era una delle richieste principali.

Eppure proprio quell'accordo, ha spiegato Kompatscher, «ha aperto una strada». La questione altoatesina arrivò alle Nazioni Unite e da quel momento iniziò un percorso politico e diplomatico che avrebbe portato al Pacchetto del 1969 e quindi al secondo Statuto di autonomia del 1972.

Il presidente della Provincia ha quindi richiamato l'idea di un'autonomia che deve essere continuamente coltivata. Non un risultato definitivo, ma un sistema costruito attraverso il confronto e la capacità di trovare soluzioni condivise. È anche per questo, ha sottolineato, che la storia dell'Alto Adige può essere letta come una storia di trasformazione di un conflitto in una forma di convivenza.

Sul significato dell'Accordo del 1946 si è soffermato anche Sergio Mattarella, che lo ha definito un esempio particolarmente significativo di come affrontare una situazione complessa attraverso il dialogo. Il presidente della Repubblica ha ricordato il contesto nel quale quell'intesa venne raggiunta, appena dopo la Seconda guerra mondiale, quando i rapporti tra i Paesi europei erano ancora segnati dal conflitto.

Per Mattarella, proprio per questo, l'esperienza altoatesina mantiene un significato anche oggi. I confini, ha osservato, non devono essere soltanto linee di separazione, ma possono diventare punti di incontro tra popoli. È una prospettiva che porta direttamente al rapporto tra Italia e Austria e al ruolo dell'Alto Adige come territorio di collegamento.

Su questo punto è intervenuto anche Alexander Van der Bellen. «L'Alto Adige è una parte d'Europa che unisce e che non divide», ha detto il presidente austriaco, indicando nella provincia un esempio di quanto possa produrre nel tempo una convivenza costruita dopo una storia difficile.

Van der Bellen ha però evitato di attribuire tutto il merito alle istituzioni e agli accordi. «La convivenza, ha sottolineato, è stata costruita dagli stessi altoatesini, generazione dopo generazione». «Abbiamo imparato a concentrarci su ciò che ci unisce», è in sostanza il messaggio del presidente austriaco, invece di fermarsi su ciò che continua a distinguere i diversi gruppi linguistici.

Ed è proprio questa la parte della storia altoatesina che i tre interventi hanno riportato al centro della giornata: le differenze tra comunità italiana, tedesca e ladina non sono scomparse, ma nel tempo è stato costruito un sistema nel quale queste differenze possono convivere.

A Merano si è parlato soprattutto di un percorso ancora in evoluzione. Un'autonomia nata da una situazione di forte conflitto e diventata, nel tempo, uno dei principali strumenti della convivenza in Alto Adige. L'appuntamento successivo, è stato di casa al Teatro Sociale, nel pieno centro della città tridentina. 













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