il progetto

Chic Respect, transizione ecologica in cucina con (anche) uno chef trentino

Alessandro Gilmozzi (una stella Michelin) ha aderito al progetto che porta nei cibi il principio della sostenibilità  e del consumo responsabile delle risorse. 100 gli chef impegnati in prima linea

TRENTO. Arriva un marchio sui menu e nelle porte dei ristoranti che segnala le cucine più attente al principio della sostenibilità, del consumo responsabile delle risorse del Pianeta e di una dieta equilibrata. Sono i valori condivisi da oltre 100 professionisti della cucina, chef che lavorano in Italia e all'estero e sono aderenti all'associazione "Chic-Charming Italian". E fra questi c’è il trentino Alessandro Gilmozzi (in foto).

Insieme avviano il progetto "Chic Respect" nella consapevolezza, sottolineano in una nota, di quanto sia necessaria una forte attenzione verso lo sviluppo, la ricerca e l'implementazione di buone pratiche "green friendly". Ridurre l'impatto sull'ambiente e sulle sue risorse è una questione di etica, ma anche un'opportunità di sviluppo per il comparto culinario italiano. "Chic Respect" è un marchio assegnato a tutti i professionisti che aderiscono al protocollo stilato da un comitato scientifico di esperti di tematiche ambientali.

Il progetto parte dal coinvolgimento dei soci dell'associazione Chic e dei produttori impegnati sul fronte della sostenibilità per creare, una massa critica sul territorio nazionale di ristoranti e pizzerie di qualità, che intraprendono un percorso verso la riduzione dell'impatto ambientale dei consumi alimentari attraverso la riduzione degli sprechi, degli scarti di lavorazione e del consumo di energia naturale.

A tali azioni si aggiunge la promozione dei produttori virtuosi e la volontà di preservare la biodiversità e salvaguardare le tradizioni alimentari e culturali, legate anche ai gusti e alle preferenze locali. Un progetto, "Chic Respect", che ha già buon esempi.

La cucina di Alessandro Gilmozzi apre il suo Ristorante El Molin 1 Stella Michelin nel 1990 in Val di Fiemme, a Cavalese, profuma di affumicatura, di erbe dei boschi, di capanna da caccia, di burro di malga al ginepro, o le tante erbe di montagna raccoglie quotidianamente, Queste conoscenze si sposano con moderne cotture a bassa temperatura, l'uso creativo del fumo, ma anche l'avvicinamento primordiale fra il fuoco, il legno e la carne.

Nel suo menu 12 piatti ad impatto ambientale ridotto. "Certo l'ambiente mi ha favorito" dice Gilmozzi "a Cavalese abbiamo una caldaia in tutto il Paese, quindi no legna e no gasolio con lo scarto di pulizia del bosco., ho i contadini entro i 10 Km, ma la cultura della sostenibilità la devi avere dentro, ad esempio il 70% degli scarti viene da me riutilizzato e questo da sempre, ho un mio laboratorio e studio la botanica ogni giorno prestando grande attenzione anche allo spreco dell'acqua. L'importate è partire, iniziando anche con un menu al 50% con piatti eco-sostenibili".