IL LIBRO

«In difesa della natura selvaggia», sulle tracce di Thoreau e gli altri

Marco Sioli ci accompagna in un bel viaggio attraverso l’America e i suoi più iconici parchi nazionali, esplorando le idee di quattro «padri fondatori» dell’ambientalismo Usa: oltre al celebre autore di "Walden o la vita nei boschi", Olmsted, Muir e Leopold. Promotori di un’etica del biocentrismo critica verso il prevalente antropocentrismo, pensatori che si sono battuti in tempi e modi diversi per la difesa della natura come spazio di libertà per umani e non umani



Si intitola «In difesa della natura selvaggia» il libro di Marco Sioli, professore di storia dell'America del Nord all'Università degli studi di Milano, pubblicato dalla casa editrice Elèuthera (160 pagine, 16 euro)

In questo viaggio attraverso l’America e i suoi più iconici parchi nazionali, come Yosemite, Yellowstone o Grand Canyon, Sioli si muove sulle tracce di quattro «padri fondatori» dell’ambientalismo americano: Thoreau, Olmsted, Muir e Leopold.

Portatori di un’etica costruita sul biocentrismo e critica verso il prevalente antropocentrismo, questi quattro giganti si sono battuti in tempi e modi diversi per la difesa della natura selvaggia intesa come spazio di libertà per umani e non umani.

Un pensiero potente che ha influenzato l’ambientalismo mondiale, grazie anche a organizzazioni come il Sierra Club, fondato da Muir nel 1892, che nel tempo hanno dato vita a gruppi d’azione diretta come Earth First! o Greenpeace.

Ed è indubbiamente dalla loro visione della natura come ecosistema, e non come risorsa da sfruttare e commercializzare, che si è arrivati a concezioni ancora più radicali come l’ecoanarchismo di Edward Abbey o l’ecologia sociale di Murray Bookchin. Tutti approcci rivoluzionari che hanno rimesso in discussione la relazione tra l’ambiente e le persone che lo attraversano, e che ci invitano a impegnarci – senza riserve – in difesa della natura selvaggia.

Si legge, fra l'altro, nell'introduzione (qui il testo completo): La visione della natura come forza selvaggia o come romanticamente sublime si sprigiona dagli scritti di Henry David Thoreau, che ci ha descritto un mondo in cui non è prevista la presenza dell’uomo, il quale tuttavia, per non essere tragicamente ignorato, deve farne parte come ele- mento integrante e sottoposto alle stesse leggi. Contro il dominio delle merci e la svalutazione degli uomini orche- strata dal capitalismo industriale, gli intellettuali americani non opposero la lotta di classe ma crearono una via di fuga nella wilderness.

Nel 1844, quando la ferrovia raggiunse Concord collegandola a Boston, Thoreau costruì la sua capanna di legno sul laghetto di Walden, in un terreno di proprietà di Ralph Waldo Emerson, di cui divenne il pupillo. L’esperimento di vivere nella natura non era un affare, ma era contro gli affari

Il baratto come stile di vita, il lavoro salariato solo per sei settimane all’anno, coltivare un campo di fagioli e raccogliere mirtilli solo per la sussistenza, lasciavano a Thoreau il tempo di leggere e scrivere le lettere e i diari da cui scaturirono i suoi capolavori: Disobbedienza civile nel 1849, Walden, ovvero la vita nei boschi nel 1854 e infine Camminare, pubblicato dopo la sua morte su «The Atlantic Monthly» nel numero di giugno del 18628 .

«Non vi fu mai un americano più vero di Thoreau», affermò Emerson nel discorso commemorativo pronun- ciato dopo la sua morte occorsa il 6 maggio 1862.

«Alce… Indiano» furono le ultime parole del saggio di Concord, 11 che sancivano l’importanza degli indiani come guide spirituali del suo girovagare nella wilderness americana. L’indiano è il compagno silenzioso e inseparabile che sa orientarsi meravigliosamente nei boschi per aiutarlo a raccontare la storia della natura del Massachusetts che Emerson gli aveva commissionato di redigere.

Proprio il grande filosofo trascendentalista celebra la grandezza del suo pupillo e così spiega la capacità di comunicare fisicamente e sensorial- mente con la natura selvaggia: «I serpenti si attorcigliavano attorno alla sua gamba, i pesci nuotavano fin dentro la sua mano e lui li sollevava fuori dall’acqua; stanava la marmotta tirandola per la coda, e metteva le volpi sotto la sua pro- tezione sottraendole ai cacciatori».

Un ritratto destinato ai concittadini riuniti nella chiesa di Concord, che non dimen- ticava di citare le sue battaglie per la fine della schiavitù e la disobbedienza civile per opporsi alla guerra. Nella chiesa scrittori ed educatori come Nathaniel Hawthorne e Amos Bronson Alcott che, con la figlia Louisa May, aveva organizzato la presenza delle scolaresche. Una festa, dunque, più che un funerale perché, come notò Louisa May Alcott, Thoreau non fu molto considerato in vita ma fu celebrato da morto.

L'AUTORE 

Marco Sioli insegna storia dell’America del Nord all’Università degli Studi di Milano La Statale. È stato Visiting Fellow dell’American Antiquarian Society di Worcester, della Newberry Library di Chicago, della Huntington Library di Los Angeles, del Gilder Lehrman Institute of American History di New York e della Library Company of Philadelphia.

Tra i suoi lavori i volumi: Esplorando la nazione. Alle origini dell’espansionismo americano (Verona 2005), Abraham Lincoln. Le parole, le politiche e l’uso politico (Como-Pavia 2016), All’ombra di Mao. W.E.B. Du Bois tra Unione Sovietica, Cina e Africa (Roma 2021) e Dal Giorno del ringraziamento al Juneteenth. Feste nazionali e identità statunitense (Milano 2022). Con elèuthera ha pubblicato Central park un'isola di libertà (2023).













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