I castagneti storici del Trentino custodi preziosi della biodiversità
Una ricerca sul campo svolta dal Muse rileva che le specie censite rappresentano circa il 18% dell’intera flora provinciale, comprese piante rare e a rischio. La conservazione necessita dell'impegno anche in futuro delle persone esperte che si prendono cura di questi alberi e dalla loro collaborazione con la comunità scientifica. Ecco il risultato del viaggio nei boschi, dalla Valsugana al Basso Sarca, dalla val di Sole alla Val d'Adige e altrove
I castagneti storici del Trentino custodiscono una biodiversità che sorprende. A documentarlo, spiega un comunicato stampa, sono i primi risultati di uno studio condotto dal Muse Museo delle scienze di Trento: nel 2026, in 38 marroneti storici del Trentino, sono state censite 468 specie di piante, per un totale di 2.442 osservazioni.
Le specie rilevate - prosegue il Muse - rappresentano circa il 18% dell’intera flora provinciale, quasi un quinto del totale.
Tra le piante rilevate figurano anche diverse specie rare e a rischio di estinzione, tra cui 14 diverse specie di orchidee e più di 10 in lista rossa provinciale.
I siti studiati sono distribuiti in diverse aree del Trentino, dalla Valsugana al Basso Sarca, dalla Valle di Cembra alla Val di Sole, fino alla Val d'Adige, alla Val Rendena e al Chiese.
I risultati restituiscono una prima misura del valore ecologico e culturale di questi ambienti, oggi chiamati a confrontarsi con i cambiamenti climatici e con profonde trasformazioni sociali.
I castagneti storici sono infatti habitat seminaturali mantenuti attraverso pratiche agronomiche estensive. La loro conservazione, sottolinea il Muse, dipende dalla continuità delle cure e dal sostegno alle comunità che custodiscono questo patrimonio.
«I marroneti storici sono veri e propri hotspot di biodiversità, frutto dell’interazione tra ambiente naturale e attività umana. I primi risultati evidenziano quanto i castagneti trentini sono diversificati e rappresentano habitat di particolare interesse per la conservazione.
Il semplice numero di specie, tuttavia, non basta a descrivere il funzionamento di questi ecosistemi: sarà ora importante approfondire come le caratteristiche ambientali locali e le pratiche di gestione interagiscano tra loro e contribuiscano a mantenere questa ricchezza», spiega Lisa Angelini, botanica del Muse e coordinatrice del progetto per il Trentino.
Il progetto "Il castagneto storico tra valenza socio-ecologica e cambiamenti globali" studia 60 castagneti storici tra Trentino ed Emilia-Romagna.
Per il Trentino è coordinato dal Muse; per i siti emiliano-romagnoli il coordinamento è affidato a Giovanna Pezzi dell’Università di Bologna, dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali. Collaborano la fondazione Edmund Mach centro trasferimento tecnologico e i professionisti dello Studio Pan. La ricerca si concentra su marroneti con alberi centenari e una gestione continuativa da almeno dieci anni.
L’obiettivo è capire come questi ambienti stiano cambiando in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dalla diffusione delle patologie, dalle trasformazioni economiche e sociali e dalla crescente pressione verso modelli agricoli più produttivi. Lo studio intende individuare i fattori che favoriscono la loro capacità di affrontare questi cambiamenti e le condizioni necessarie alla loro conservazione.
Le prime analisi in Trentino
La campagna di ricerca 2026 ha rappresentato il primo anno di raccolta dati in Trentino. Tra maggio e luglio, ricercatrici e ricercatori del Muse hanno effettuato rilievi floristici standardizzati in 38 siti, distribuiti in nove macroaree che comprendono i principali territori tradizionalmente vocati alla castanicoltura.
Le analisi successive permetteranno di approfondire la distribuzione delle specie tra i siti e le relazioni tra la diversità vegetale, le condizioni ambientali e le modalità di gestione dei marroneti.
Nel 2027 saranno effettuati ulteriori rilievi dedicati allo stato di abbandono della castanicoltura in Trentino, per ampliare il quadro delle trasformazioni in corso e mettere in relazione la biodiversità con le condizioni di gestione.
I risultati potranno fornire indicazioni utili per il territorio, sostenendo chi si prende cura di questi ambienti e contribuendo a definire strategie di valorizzazione e tutela. Conservare un castagneto storico significa proteggere non soltanto alberi secolari e ambienti ricchi di biodiversità, ma anche le conoscenze, le pratiche tradizionali e i legami culturali tramandati nel corso delle generazioni.
Il ruolo di castanicoltrici e castanicoltori
Accanto ai rilievi botanici, il progetto raccoglie le testimonianze di chi gestisce i marroneti, attraverso interviste e questionari sulle pratiche adottate e sui cambiamenti osservati negli ultimi dieci anni.
Dalle prime informazioni emerge la profonda conoscenza del territorio maturata dalle comunità di castanicoltrici e castanicoltori, che riguarda la biodiversità, le patologie delle piante e le modalità di gestione. Più degli aspetti produttivi, a motivare la cura dei castagneti sono soprattutto l’attaccamento culturale, affettivo e storico e la volontà di preservare il paesaggio e l’ambiente.
Integrare queste conoscenze con i dati scientifici - conclude il museo - è fondamentale per comprendere un sistema nato dalla lunga interazione tra processi naturali e attività umane. Nel 2026 sono state realizzate anche riprese video che confluiranno in un breve documentario dedicato al valore ambientale e sociale della castanicoltura, previsto nel 2027.