Asini che non volano più: la scultura biodegradabile sul pianoro etrusco
Durerà tre settimane l'opera creata da Marco Ferri e Marco Vallesi nella campagna sacra dell'antica civita Tarkna, utilizzando materiali come paglia, canne, fibra di canapa e gesso. «L'atterraggio degli asini è un atto di rottura. Non ci crediamo più. Gli zoccoli a terra e le ali stanche ci lasciano la libertà di valutare se credere ancora alla sostanza terrena, nonostante sia effimera, o affidarci alla dubbia virtualità che emana da monitor e display per generare opinioni sempre più massificate e gestibili dal potere»
Se nell'area dolomitica e dintorni ammiriamo le grandi opere naturali (dal Drago Vaia alla Lupa del Lagorai) create dallo scultore veneto Martalar (Marco Martello) con legname di scarto, in Lazio una coppia di artisti si è messa al lavoro nel cuore di quella che fu la terra degli Etruschi.
Hanno ritratto asini stanchi che non volano più, con le ali flosce e gli zoccoli a terra, la fine della credulità e della speranza nel domani, veicolato da vaticini - anche mediatici - che non hanno più presa tra le genti, in un pianeta arido e battuto dal sole.
Questo richiama alla mente, come una sorta di memento mori, la scultura biodegradabile, tempo di vita stimato in tre settimane, che Marco Ferri e Marco Vallesi, artisti di Tarquinia, hanno creato nella campagna sacra del pianoro dell'antica civita etrusca dove sorge un enorme tempio del quale è rimasto solo lo smisurato basamento a guardare il sole che tutte le sere collassa, splendido, nel Tirreno.
L'opera è realizzata con materiali biodegradabili ed ecologici, come paglia, canne, fibra di canapa, e gesso e si richiama ad altre realizzazioni della coppia di ceramisti e scultori del ciclo Fuori luogo.
"Questa volta lo sguardo va a spaziare sull'ampio paesaggio agrario che è uno scenario perfetto per mettere in relazione arte, natura e territorio", spiegano Ferri e Vallesi.
"Siamo su di un tenue balzo della più grande collina del pianoro della Civita, l'area dove sorgeva l'etrusca Tarkna, la città dove si colloca il mito fondante dell'intera Etruria, quello della nascita di Tagete, il fanciullo scaturito dalla terra che insegno' l'arte della divinazione e del vaticinio".
Proprio qui i due artisti hanno dato vita a questo progetto "bizzarro e impermanente, simile a un prodigio in cielo nella terra di settembre".
"L'atterraggio degli asini è un atto di rottura. Non ci crediamo più. Gli zoccoli a terra e le ali stanche ci lasciano la libertà di valutare se credere ancora alla sostanza terrena, nonostante sia effimera, o affidarci alla dubbia virtualità che emana da monitor e display per generare opinioni sempre più massificate e gestibili dal potere", concludono Ferri e Vallesi.