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Vie ferrate, una storia in evoluzione da fine Ottocento ai giorni nostri

In Trentino il primo esempio di un tratto di parete attrezzato risale al 1890, sul Cimon della Pala: in una foto scattata da Theodor Wundt, tre scalatori salgono aiutati da una fune ancorata alla roccia. Nascita, affermazione e trasformazioni del fenomeno sono analizzate nel volume «La montagna addomesticata» di Luca Gibello e Skye Sturm

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FABRIZIO TORCHIO


In una fotografia scattata a fine Ottocento dal barone Theodor Wundt, tre scalatori salgono verso la vetta del Cimon della Pala aiutati da una fune ancorata alla roccia. Pubblicata in un libro che riporta le immagini delle prime guide alpine delle Pale di San Martino, la fotografia documenta la scelta della Società degli Alpinisti Tridentini di agevolare la frequentazione del Cimon.

Una scelta fatta incaricando la guida Michele Bettega di collocare nel tratto più ripido della salita una fune di rame di una trentina di metri e delle staffe.

È il primo esempio di un tratto di parete attrezzato nel Trentino e risale al 1890, scrive Riccardo Decarli nel libro «La montagna addomesticata. Per una storia culturale delle vie attrezzate e ferrate», opera di Luca Gibello e Skye Sturm (Segnidartos edizioni, 108 pagine, 20 euro), volume che ricostruisce nascita, affermazione ed evoluzione del fenomeno delle vie ferrate sulle Alpi.

È l’analisi di trenta casi emblematici che si originano dal più vasto e complesso fenomeno di “addomesticazione” del territorio alpino iniziato nell’Ottocento con un tipo del tutto di percorsi ferrati - le ferrovie - realizzate aprendo tunnel sotto le montagne e gettando viadotti nelle valli con primati altimetrici che resistono tutt’oggi.

Come nel caso della Jungfraubahn svizzera, la ferrovia che trasporta i turisti fino ai 3.454 metri dello Jungfraujoch, in mezzo ai ghiacciai. «Con le dovute proporzioni - scrive luca Gibello -, la vicenda delle vie ferrate si può leggere come una puntuale diramazione di quell’epopea».

E da questo punto di partenza, il libro offre una panoramica cronologica molto interessante dell’allestimento di percorsi attrezzati (sentieri con attrezzature limitate ad alcuni punti) e soprattutto di vie ferrate (percorsi alpinistici resi accessibili grazie alle attrezzature).

Simboleggiato dalla Via delle Bocchette, nata negli anni Trenta del Novecento senza toccare le vette del Brenta, il primo periodo di diffusione delle ferrate nel Trentino è stato preceduto, al di fuori della provincia e soprattutto sul versante nord delle Alpi, da una quantità di percorsi divenuti celebri.

Come il sentiero dotato di scale che dal Settecento, in Svizzera, collega Albinen e Leukerbad. O come la via ferrata dell’Hocher Dachstein, in Austria, realizzata nel 1843. Sulle Alpi italiane, informano gli autori, il primo sentiero attrezzato risale al 1891-92, opera del Cai intitolata a Giacomo Bove, sul Monte Zeda fra la Valgrande e il Lago Maggiore.

Un impulso alla realizzazione di questo tipo di percorsi arriva poi con la Prima guerra mondiale combattuta in montagna (passerelle, corde, funi e lavori in roccia vengono ampiamente utilizzati per attrezzare le postazioni in quota), ed oggi sulle Dolomiti si trovano svariati esempi di ferrate che ricalcano percorsi aperti nei luoghi dove si è combattuto il conflitto del 1915-18.

Se la Via delle Bocchette appartiene al periodo del primo dopoguerra, ferrate come quella del Mangart segna negli anni Cinquanta del Novecento il secondo periodo post bellico.

Con il boom economico e la diffusione dell’alpinismo, poi, le vie ferrate si affacciano a quote più basse e dagli anni Settanta si realizzano percorsi tecnicamente più impegnativi, come la ferrata Costantini in provincia di Belluno.

Negli anni che seguono vengono portate a compimento vie ferrate di bassa quota, mentre negli ultimi anni sono nati percorsi connotati da passaggi divertenti e atletici, come ponti tibetani o scale sospese.

Gli autori ne parlano nel capitolo dedicato alla montagna intesa come parco ludico, mentre il presidente del Collegio delle guide alpine - maestri di alpinismo della provincia di Trento, Gianni Canale, firma nelle ultime pagine un capitolo intitolato «Alla ricerca degli equilibri: le guide alpine e le vie ferrate».

A prescindere dalle opinioni personali sulle vie ferrate, il libro «La montagna addomesticata» rappresenta un interessante contributo su di un fenomeno che non sembra essersi esaurito, come dimostrano le realizzazioni più recenti.













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