DOLOMITI

In montagna inconsapevoli: il caso dei turisti al sole sulla piazzola di emergenza

È successo nel Bellunese: alcune persone sdraiate nello spazio riservato impediscono l'atterraggio dell'elicottero del 118. Dal Soccorso alpino un appello a rispettare le regole, dopo questo episodio indicativo di come l'accresciuta frequentazione turistica della montagna non è accompagnata dalla necessaria formazione e conoscenza

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ZENONE SOVILLA


È successo sui monti del Bellunese: i turisti che prendevano il sole sdraiati proprio nello spazio riservato all'atterraggio dell'elicottero di soccorso, l'area contrassegnata dalla grande H e che va lasciata sempre libera.

Invece, pochi giorni fa, l'equipaggio del velivolo di emergenza impegnato in un soccorso non ha potuto atterrare immediatamente, perché la piazzola era occupata da alcuni turisti in totale relax, che nemmeno alla vista dell'elicottero sopra le loro teste si sono spostati: non si erano evidentemente resi conto che stavano occupando lo spazio riservato al 118.

Il pilota del velivolo, come hanno spiegato poi i responsasbili del servizio di emergenza, dopo un paio di sorvoli, visto che i turisti al sole non si spostavano, ha individuato un prato pianeggiante per atterrare comunque in sicurezza e consentire il soccorso.

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Un episodio che, di là dal caso specifico (nel quale comunque si è rallentato l'intervento di soccorso a una persona in difficoltà in un vicino rifugio), si presenta come un chiaro indicatore che l'accresciuta frequentazione turistica della montagna non è accompagnata dalla necessaria formazione e conoscenza di base su come comportarsi in un ambiente caratterizato da numerose variabili specifiche, spesso anche critiche.

Variabili, per esempio, come appunto le situazioni di emergenza, che per alcune tipologie aumentano in misura rimarchevole e più che proporzionale proprio con l'incremento della quantità di persone che arrivano in alta quota. Non tutte consapevoli dell'ambiente in cui si trovano a muoversi, non tutte attrezzate, non tutte bene educate.

Qui si potrebbero aprire molti altri capitoli di un "libro nero" della montagna sui quali il lettore troverà facilmente parecchi spunti all'interno del nostro sito: la preparazione erronea delle escursioni con successive richieste di soccorso per semplice sfinimento fisico, sopravvenuta oscurità o perdita della traccia (quindi persone incolumi che impiegano strutture di emergenza); la mancanza parziale o totale di nozioni di base sull'attrezzatura necessaria (non solo in periodo invernale); i comportamenti smodati e irrispettosi della natura selvatica e delle altre persone; le pretese di servizi metropolitani a 2.500 metri di quota; i video autoreferenziali sui social con itinerari dolomitici declinati in stile adrenalinico da parco avventura e l'uso e la promozione impropri di bivacchi alpini come fossero bungalow di un campeggio panoramico a effetto wow eccetera.

Ma limitiamoci a concludere sulla vicenda delle piazzole di emergenza, già di per sé eloquente e di grande rilevanza.

Ecco quanto ha scritto, dopo il fattaccio, il Soccorso alpino bellunese, allegando una foto di quattro anni fa che documentava un episodio analogo: «Massima attenzione: le piazzole destinate agli elicotteri non vanno occupate!

Pochi giorni fa l'equipaggio di Leone, chiamato per un intervento di soccorso, ha trovato sulla piazzola di un rifugio destinata al suo atterraggio persone sdraiate a prendere il sole, che oltretutto non si sono spostate pur vedendo l'elicottero.

Vi ricordiamo che l'elisuperficie, facilmente riconoscibile dalla grande H a terra, se non dagli appositi cartelli, è fondamentale in caso di emergenza.

Non allontanarsi quando un elicottero del Suem è in avvicinamento comporta un ostacolo e una perdita di tempo per l'equipe sanitaria e per chi ne ha bisogno.

Sappiamo che i gestori dei rifugi sono impegnati di continuo, ma li invitiamo cortesemente a tenere sott'occhio le piazzole e a invitare gentilmente eventuali occupanti a lasciarle libere. Grazie della collaborazione».













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