Ghiacciai e riscaldamento climatico, in Italia persa un'area come il lago di Como
Il dato si riferisce agli ultimi 60 anni ed è stato diffuso oggi, 9 settembre, nel bilancio finale della Carovana che nel corso delle ultime settimane ha svolto sopralluoghi e misurazioni anche in Trentino Alto Adige. Allarme anche per il calo del permafrost che rende sempre più instabili le montagne: «Urgono misure nazionali puntando sulle energie rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni»
DOLOMITI Marmolada, persi in un anno altri 7 metri di ghiaccio
In 60 anni sulle Alpi Italiane è stata persa un'area glaciale di oltre 170 km2, pari alla superficie del lago di Como.
È il dato che emerge dal bilancio finale di Carovana dei ghiacciai di Legambiente con la Fondazione Glaciologica Italiana che, insieme all'associazione ambientalista e a Cipra Italia quest'estate, ha osservato lo stato di salute di alcuni ghiacciai alpini sempre più minacciati.
«La crisi climatica corre veloce sulle Alpi e non conosce confini. I ghiacciai alpini fondono a ritmi preoccupanti e la montagna diventa sempre più fragile», scrive la Carovana illustrabdo i nuovi dati.
Vette sempre più minacciate da temperature elevate, dallo zero termico in quota sempre più frequente, e dagli effetti degli eventi meteo estremi che accelerano la fusione dei ghiacciai ma anche l’instabilità in montagna con ripercussioni a valle.
Otto i ghiacciai, osservati speciali: cinque in Italia, Adamello, Ventina, Solda in Alto Adige, Bessanese e Ciamarella in Piemonte sulle Alpi Graie, e tre all'estero, l'Aletsch, il Re delle Alpi, e la Zugspitze, in Germania, con lo Schneeferner e il Höllentalferner.
Tutti accumunati dallo stesso destino, arretramento frontale e riduzione di area e spessore. Unica eccezione è il ghiacciaio tedesco Höllentalferner che, come il Montasio in Friuli, resiste ancora con sorprendente tenacia.
Nelle regioni montane europee inoltre le temperature del permafrost stanno aumentando in modo costante, in alcuni casi di oltre un grado centigrado nell'ultimo decennio.
«Desta preoccupazione anche la degradazione del permafrost, ossia quello strato di terreno o roccia che rimane ghiacciato per almeno due cicli stagionali consecutivi, e l’aumento della sua temperatura.
In Germania, ad esempio, entro i prossimi cinquant’anni se ne prevede la scomparsa completa, con conseguenze allarmanti per la stabilità dei versanti montuosi. Lo stato di salute del permafrost rappresenta un importante campanello d’allarme sugli effetti che il riscaldamento globale sta avendo anche su quella parte “invisibile” dei ghiacciai», osservano ancora i promotori della campagna.
I ghiacciai, oltre ad arretrare, diventano sempre più neri come sta accadendo ad esempio sul ghiacciaio di Solda del gruppo Ortles-Cevedale, monitorato dal Servizio glaciologico del Cai Alto Adige.
«Coperti da colate detritiche e caratterizzati ai lati anche dalla formazione di morene come sta accadendo ad esempio sul ghiacciaio di Solda del gruppo Ortles-Cevedale, monitorato dal Servizio glaciologico del Cai Alto Adige.
Qui nel 2025 la sua fronte è arretrata di 26 metri rispetto al 2024, inoltre sono ben evidenti colate detritiche e crolli, lembi di ghiacciaio morto, ma anche rock glacier, mentre dall’altro il bosco e nuovi ecosistemi occupano gli spazi dove prima c’era il ghiaccio.
Altro esempio è quello del ghiacciaio del Bessanese, in Piemonte. Se nella metà ‘800, al culmine della Piccola Età Glaciale, occupava gran parte del Crot del Claussinè estendendosi per circa 1,75km2, oggi la sua fisionomia è completamente cambiata (dati Cgi).
Il monitoraggio tecnologico di Arpa Piemonte ha precisato che la sua superficie si è ridotta a 0,3 km2 e la perdita di volume subita dal ghiacciaio è stata di 3.900.000 m3 tra il 2010 e il 2023, con un abbassamento medio di circa un metro l’anno. A valle della fronte del ghiacciaio, l’area proglaciale è occupata da una distesa di pietre e detriti, dove sono presenti numerosi laghi glaciali frutto della fusione del corpo glaciale.
Montagne e ghiacciai sempre più fragili anche a causa degli eventi meteo estremi, come il accade sul ghiacciaio del Ventina in Lombardia, seguito dagli operatori del Servizio glaciologico Lombardo e segnato negli ultimi anni da piogge alluvionali che hanno aumentato le colate detritiche.
Preoccupano anche i lembi di ghiaccio morto che rendono instabile la morena laterale destra e rischioso l’accesso all’attuale fronte del ghiacciaio», osservano ancora gli esperti della Carovana.
«Dati ed evidenze che ci portano nuovamente a chiedere urgentemente azioni di mitigazione puntando sulle energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento con un piano nazionale di misure e azioni efficaci», ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.
Vanda Bonardo, responsabile nazionali Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia sottolinea l'importanza di prevedere più azioni di mitigazione e di adattamento e avviando un monitoraggio alpino a livello europeo prendendo come modello anche l'esperienza di Blutten, in Svizzera, nella gestione del rischio, in Germania nel monitoraggio del permafrost, e in Piemonte nel bacino della Bessanese.
La Carovana ha anche sottolineato l'importanza di una fruizione consapevole in quota: sul sentiero che porta al ghiacciaio del Ventina, durante un'attività di pulizia sono stati trovati plastica, tappi, mozziconi di sigaretta, ma soprattutto tanti fazzoletti di carta e persino un catetere, un tubetto di crema solare e dei calzini.