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Dalla traversata di Nansen in Groenlandia al boom dello scialpinismo

Viaggio nella storia, dall'Ottocento ai giorni nostri, venerdì 23 gennaio, al Museo etnografico trentino di San Michele all'Adige, con la conferenza “Lo sci alla conquista delle Alpi” a cura del professor Giorgio Daidola: un racconto per immagini su nascita e sviluppo di un'attività come fenomeno sportivo, culturale e sociale

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Viaggio nella storia dello sci, venerdì 23 gennaio, alle 18, al Mets, Museo etnografico trentino di San Michele all'Adige, con un nuovo appuntamento inserito nel programma della mostra “Attrezzi. Dal lavoro al sogno sportivo”, visitabile fino al 31 marzo 2026, che rientra nel progetto di sistema "Combinazioni_caratteri sportivi”, ideato dalla Provincia per l’Olimpiade culturale di Milano Cortina 2026.

La conferenza, a ingresso libero, “Lo sci alla conquista delle Alpi”, a cura del professor Giorgio Daidola, sarà un racconto per immagini dedicato alla nascita e allo sviluppo dello sci alpino come fenomeno sportivo, culturale e sociale tra Otto e Novecento, fino alle trasformazioni più recenti. 

Il racconto prende avvio da un’impresa fondativa: la prima leggendaria traversata della Groenlandia compiuta nel 1888 da Fridtjof Nansen, resa possibile grazie all’uso degli sci e narrata nel volume pubblicato dal grande esploratore norvegese nel 1890. Proprio da quell’opera prese forma, alla fine del XIX secolo, lo sviluppo dello sci sulle Alpi.

Attraverso un percorso storico tanto affascinante quanto complesso, la conferenza intende ripercorre le principali tappe di questo sviluppo, raccontando l’evoluzione delle attrezzature, delle tecniche, delle mode e delle culture legate allo sci, seguendo le vite e le imprese dei suoi protagonisti.

Dalle eleganti curve genuflesse a Telemark di Wilhelm Paulcke, pioniere dello scialpinismo, al progressivo bloccaggio dei talloni sugli sci introdotto da figure come Zdarsky, Bilgeri, Schneider, Seelos, Allais e Couttet – per citare solo alcuni dei grandi sciatori degli anni Venti, Trenta e Quaranta del secolo scorso – fino al passaggio cruciale al Wedeln, ideato nel 1955 da Stephan Kruckenhauser e alla base dei successi di campioni leggendari quali Zeno Colò, Toni Sailer e Jean-Claude Killy.

Questi i presupposti per comprendere la tecnica della “curva tipo” di Mario Cotelli e della mitica Valanga Azzurra guidata da Gustav Thoeni, fino ad arrivare al talento irripetibile di Alberto Tomba.

Sarà inoltre l’occasione per mettere l’accento sulle grandi traversate delle Alpi con gli sci, considerate l’espressione più matura dello scialpinismo: dalla solitaria di Léon Zwingelstein nel 1933 a quella, sempre in solitaria, di Paolo Rabbia nell’inverno 2008-2009.

La conferenza affronterà infine i profondi cambiamenti introdotti dalla diffusione della neve artificiale e dalla tecnica carving, che hanno trasformato lo sci di massa rendendolo sempre più semplificato e standardizzato.

A queste trasformazioni si affiancano le reazioni contemporanee: il boom dello scialpinismo classico e di velocità, la crescita del freeride e il ritorno al Telemark, inteso come modo di sciare più naturale, personale e meno regolamentato.

Seguiranno una visita guidata alla mostra “Attrezzi. Dal lavoro al sogno sportivo” insieme ai curatori della stessa e un momento conviviale.













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