Pergine, Giuliano Lazzeri: una vita tra il frutteto e l'impegno sociale
Nella frazione collinare Costasavina, l'incontro con l'imprenditore agricolo ottantenne, dirigente dell’Associazione pensionati Coldiretti, oggi collaboratore dell'azienda del figlio Luca: una realtà che in passato puntava molto sui ciliegi, poi si è concentrata sulle mele
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La storia di questa settimana viene da Costasavina, una piccola frazione molto agricola del comune di Pergine Valsugana ed è quella di un imprenditore agricolo di tutto rispetto: Giuliano Lazzeri.
Alla bella età di 80 anni già compiuti è ancora impegnato in azienda come collaboratore del figlio Luca, ma a dare una mano quando non è a scuola c’è anche il nipote Daniel.
Un’azienda che in passato puntava molto sulla cerasicoltura, coltura che è stata abbandonata per gli eccessivi costi odierni per la realizzazione di un ciliegeto moderno, dotato di copertura sia per la grandine e la pioggia che con la rete anti insetto.
Ora siamo in presenza di un’azienda mono colturale che produce solo mele.
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L’azienda Lazzeri si estende ora su una superfice di sette ettari dei quali buona parte sono in proprietà e il resto in affitto, tutti coltivati a frutteto delle varietà Golden Delicious, Stark Delicious, Fuji, ed ancora Morgen e Gala. La produzione media ad ettaro è di 600-700 quintali, salvo che per la Morgen che è una macchina di produzione.
Conosciamo Giuliano Lazzeri dall’età giovanile, in quanto era dirigente del locale Club 3P. È stato impegnato nel sociale per molti anni, con una miriade di incarichi nel mondo sindacale e nel mondo cooperativo ed è ancora attivo come dirigente dell’Associazione pensionati di Coldiretti. È stato membro del Comitato agricolo comprensoriale, organo decentrato dell’Esat, vicepresidente dell’Associazione agraria di Pergine assieme ad Primo Angeli, per molti anni, ma anche coordinatore del gruppo Anziani e pensionati agricoli aderenti alla Coldiretti di Pergine, per la stessa associazione è anche consigliere provinciale.
Per 30 anni membro del consiglio della Cofav di Caldonazzo, del Consorzio di miglioramento fondiario.
Lazzeri, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 60 anni or sono e quella attuale?
«Oggi fare l’imprenditore agricolo è molto più difficile che in passato, i costi di produzione sono in costate aumento, pensiamo a quelli dei carburanti, dei concimi e dei fitofarmaci».
E l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo?
«Sicuramente è costante in campo frutticolo, anche se per le zone vocate per la produzione della Golden Delicious, come la nostra, questa varietà fa ancora da regina.
Le mele da alcuni anni vengono conferite ad una cooperativa di Magrè, in Alto Adige, della quale siamo soci ma ora non sarebbe più possibile. Le liquidazioni che riceviamo dalla nostra cooperativa sono pienamente soddisfacenti, visti i tempi che corrono».
Uno dei problemi sempre presenti oltre 50 anni or sono all’interno del 3 P era quello della difesa sanitaria quale era l’approccio al'epoca e quale quello attuale?
«All’epoca si facevano 15-20 trattamenti fitosanitari al massimo, ma erano trattamenti molto pesanti, ora con l’evoluzione della difesa, il numero è notevolmente aumentato, ma sono prodotti meno impattanti sull’abiente».
Giuliano dall’età del pensionamento ha lasciato il ruolo di titolare dell’azienda, è subentrato il figlio Luca.
«Io - spiega - sono collaboratore e in campagna faccio quello che posso. Non faccio più trattamenti, ma sto molto sul trattore a tagliare l’erba durante la primavera e l’estate, nel momento del raccolto sono l’addetto alla distribuzione dei cassoni. Non faccio molti altri lavori, particolarmente non quelli che comportano sforzi fisici. Ma ad esempio in questi giorni faccio i diradi delle mele assieme a mio nipote».
Da giovane Giuliano è stato obbligato a fare il frutticoltore... «Ma poi - racconta - la scelta mi è piaciuta».
Che rapporti con l'ambiente?
«Nei confronti dell’ambiente il mio rispetto c’è sempre stato, anche se non ho mai pensato di poter trasformare la mia azienda in azienda biologica.
La mia lunga esperienza mi dice che con il nostro clima ed il nostro ambiente, pensare di fare agricoltura biologica è impossibile. Possono farla i part-time, che hanno il principale reddito da altre attività. Con i pesanti attacchi degli scopazzi e di altre malattie, con il metodo biologico si rimarrebbe senza piante».
E cosa dicono gli amici della scelta di lavorar euna vita in agricoltura?
«Il giro delle amicizie è tutto nel mondo agricolo e pertanto condividono con me scelte e problemi. Ma oggi a un giovane consiglierei di fare l’imprenditore agricolo solo se ha tanta passione, sapendo che non si guardano le ore di lavoro, particolarmente nei periodi dell’anno di maggiore impegno, come la raccolta».