LA STORIA

Campitello di Fassa, Pietro Lorenz: un contadino d'alta quota

Il 33enne insieme alla moglie Beatrice ha avviato le coltivazioni di ortaggi a un’altitudine di 1.530 metri di quota. «Entrambi siamo diplomati alla scuola alberghiera Cesare Ritz di Merano, dopo più di 10 anni trascorsi in svariate cucine di hotel e ristoranti, abbiamo deciso di approfondire il nostro rapporto con la materia prima e scoprire l’origine del cibo che tutti i giorni cucinavamo e mettevamo in tavola»

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana viene da Campitello di Fassa, ed è quella di giovane di 33 anni, imprenditore agricolo impegnato nella coltivazione di ortaggi ad un’altitudine che sembrava impossibile in passato: siamo a 1.530 metri di quota. Si tratta di Pietro Lorenz.

Ma qual è il suo profilo?  

«Assieme a mia moglie abbiamo conseguito il diploma alla scuola alberghiera Cesare Ritz di Merano. Dopo più di 10 anni trascorsi in svariate cucine di hotel e ristoranti anche di alto livello, le diverse esperienze hanno portato me e mia moglie Beatrice ad approfondire il nostro rapporto con la materia prima, e scoprire l’origine del cibo che tutti i giorni cucinavamo e mettevamo in tavola.

Nella primavera del 2026 ho fatto domanda per il premio di primo insediamento presentando un progetto molto aperto, questo perché il nostro percorso finora ci ha portato a diversi aggiustamenti e sicuramente altri ne verranno, per riuscire a concretizzare il nostro obiettivo e a coniugare le nostre passioni: la ristorazione e l’agricoltura legate da un filo diretto.

Abbiamo iniziato a coltivare nel 2023. L’azienda è nata dal punto di vista fiscale nel 2025, siamo partiti da zero coltivando un terreno di famiglia che fino ad allora era destinato allo sfalcio.

Avevamo a disposizione questo appezzamento che si trova a 1530 metri, ma con una esposizione privilegiata, riceve il sole per tutto il giorno, che a questa quota è un vantaggio non da poco. Ci è sembrato un peccato non provare a coltivarlo e così siamo partiti con i primi 400 mq. Attualmente sono coltivati circa 3000mq, tra ortaggi, che sono la maggior parte, piccoli frutti (impianto appena realizzato), patate, cereali e qualche albero da frutto. Completano l’attività le galline ovaiole e le api.

Alla nostra altitudine le temperature invernali non consentono di coltivare da ottobre ad aprile, quindi i mesi produttivi si concentrano tra maggio e settembre.

Oltre a scegliere ortaggi che non soffrono troppo le basse temperature bisogna cercare di azzeccare i momenti giusti per semine e trapianti, perché gelate tardive in primavera o freddo precoce in autunno possono comprometterne la riuscita».

Sul fatto di trovarsi in una zona molto turistica, Lorenz sconsolato commenta: «Trovarci in una zona ad elevata affluenza turistica potrebbe far pensare a fattori positivi, tuttavia abbiamo constatato sulla nostra pelle che la ristorazione si rivolge perlopiù ad un turismo di massa, dove l’attenzione al prodotto locale autentico e di qualità è piuttosto bassa per non dire davvero scarsa.

A cercare bene però si trovano persone che per loro e la loro famiglia cercano prodotti genuini, che conoscono chi li ha coltivati, dove e come.

I nostri prodotti hanno un loro costo e, come non possono essere paragonate in termini di salubrità e di gusto agli anonimi ortaggi che si acquistano solitamente, anche nel prezzo sono diversi. Ma con coloro che sanno apprezzare questi valori non ci sono mai state difficoltà sotto questo aspetto.

Nel breve periodo in cui mi sono immerso nel mondo agricolo ho potuto imparare e vedere con i miei occhi davvero tante cose, nel bene e nel meno bene, non c’è stato un giorno uguale all’altro e c’è sempre lo stimolo per scoprire qualcosa di nuovo, posso fare quello che mi piace e mi dà soddisfazione.

Certo dal punto di vista economico, al momento, è davvero impegnativo, ma non posso essere pentito di una scelta che già ora mi ha arricchito di esperienze così tanto.

Come si relaziona con l'ambiente naturale?

«Essere costantemente a contatto con la natura che ci circonda credo mi abbia portato inevitabilmente ad una maggiore sensibilità alle tematiche ambientali e ad avere un certo riguardo per la tutela del territorio.

Poter trascorrere la maggior parte del mio tempo in un ambiente sano, non contaminato da prodotti tossici è un valore enorme e la base del nostro approccio all’agricoltura è simile ai regolamenti per il biologico ma cerchiamo di evitare di utilizzare anche prodotti che sarebbero consentiti se non si rivela assolutamente indispensabile.

Quando l’ecosistema trova il proprio equilibrio, si può perdere una piccola parte del raccolto per un attacco di parassiti o fitopatie, ma spesso questo si risolve molto rapidamente, proprio perché sono presenti antagonisti o si agisce in prevenzione con pratiche volte a rafforzare le colture.

Al momento però non abbiamo una certificazione biologica, non sarebbe giustificata rispetto alle dimensioni dell’azienda e comunque chi vuole può in ogni momento venire in campo e verificare personalmente».

Ha degli amici nel settore agricolo, chiediamo a Pietro?

«Probabilmente il fatto di aver trascorso lontano diversi anni per motivi di studio e di lavoro non è stato d’aiuto, ma non vedo una vera e propria rete e per esperienza personale ho avuto qualche difficoltà a trovare un confronto costruttivo, non solo in ambito agricolo. Ci sono diverse realtà agricole in zona, la maggior parte sono aziende zootecniche che conferiscono il latte o piccoli progetti indipendenti.

Le attività che svolgo fuori dall’azienda agricola sono comunque legate al contesto naturale, mi piace trascorrere il tempo libero all’aperto, quindi passeggiate nel bosco o in montagna o, quando il tempo meteorologico e cronologico lo permette, qualche volo in parapendio».

La moglie Beatrice condivide con lui molte passioni, ma a lei piace anche disegnare e dipingere: un vero talento, che coltiva non appena ne ha l’occasione.

«Le persone con le quali condividiamo lo sviluppo del nostro progetto ci sostengono sempre, per loro è affascinante scoprire quanti vegetali si possono ottenere anche nel nostro difficile contesto», conclude Pietro Lorenz.













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