Guerra nel Golfo, sul Garda si temono disdette e calo del ricco turismo arabo
L'anno scorso un incremento, ma ora le tensioni dopo l'attacco israelo-americano all'Iran potrebbero influire sulle scelte. Andrea Maggioni di Confesercenti: «L’incertezza geopolitica, la maggiore cautela nei viaggi internazionali, potrebbero incidere sulle scelte di viaggio e anche il segmento luxury sensibile alle dinamiche macroeconomiche globali»
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Tutto il Garda, ma in particolar modo la sponda bresciana, aveva chiuso il 2025 con un incremento della clientela araba e per quest’anno erano già arrivate le prime prenotazioni.
Purtroppo le tensioni negli Emirati Arabi e genericamente nell’area del Golfo andranno ad influire sulle scelte del turismo internazionale e si temono sia le disdette che una minor richiesta per le costose strutture pentastellate.
Andrea Maggioni coordinatore di Confesercenti Garda: «Nel breve periodo è possibile prevedere una frenata dei flussi turistici provenienti dal Medio Oriente e diretti verso il lago di Garda.
L’incertezza geopolitica, la maggiore cautela nei viaggi internazionali, potrebbero incidere sulle scelte di viaggio e anche il segmento luxury, pur rimanendo strategico per il territorio, risulta particolarmente sensibile alle dinamiche macroeconomiche globali.
C’è da dire però che l’Italia continua a essere percepito nel mondo come una destinazione sicura e prestigiosa».
C’è la speranza che l’Italia in generale ed il lago di Garda in particolare, possano essere considerate mete tranquille se il il conflitto dovesse protrarsi; al contrario una soluzione veloce potrebbe non condizionare i flussi turistici acquisiti. Uno scenario più complesso aprirebbe invece ripercussioni più ampie sull’intero sistema turistico internazionale.
A condizionare le scelte turistiche non ci sono solo gli eventi bellici, ma anche le conseguenze dei maggiori costi energetici che potrebbero spingere al rialzo i costi di soggiorni e la riduzione del potere d’acquisto che potrebbe portare al ridimensionamento del costo vacanze.
A questo proposito Andrea Maggioni osserva: «Per le imprese del settore questo scenario significa un incremento dei costi di gestione e di trasporto, con una conseguente riduzione dei margini operativi e una possibile pressione al rialzo sui prezzi finali.
Per i consumatori, invece, l’aumento del costo dei voli e la riduzione del potere d’acquisto potrebbero tradursi in una minore propensione alla spesa discrezionale. Il turismo, storicamente molto sensibile alle dinamiche inflattive, potrebbe quindi registrare un rallentamento.
Per il lago di Garda diventerà sempre più importante riuscire a diversificare i mercati di riferimento, consolidare il posizionamento ai massimi livelli della destinazione e rafforzare le strategie di promozione internazionale, trasformando una fase di instabilità in un’opportunità di sviluppo nel medio periodo».