San Romedio, le vicende del Santuario raccontate da 21 esperti
Il volume, curato da Salvatore Ferrari e Emanuela Rollandini, è pubblicato dalla Soprintendenza provinciale per i beni culturali e sarà presentato il 19 febbraio al Vigilianum di Trento
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Gli studiosi Salvatore Ferrari e Emanuela Rollandini sono i curatori di un nuovo volume dedicato alle vicende del celebre santuario di San Romedio in val di Non.
Si tratta di un lavoro che riunisce ventuno esperti di diverse discipline, che in tre anni hanno potuto restituire un puntuale quadro d’insieme, attraverso letture nuove e inedite, basate sui più aggiornati strumenti di indagine scientifica e metodologica.
«Alto su una rupe - scrive la Provincia in una nota per la stampa - che emerge isolata da una profonda forra, il santuario di San Romedio in val di Non si eleva come espressione di una sacralità che ha la roccia e il bosco come cassa di risonanza.
La selvaggia conformazione dell’ambiente, disegnata milioni di anni fa dal fondale marino, nell’ultimo millennio ha visto prendere forma volumi architettonici, narrazioni scolpite e dipinte, riti e i percorsi della devozione, in un insieme inscindibile di forme estetiche, espressioni culturali e valori spirituali: un luogo antico, giunto fino a noi con stratificazioni complesse e per molti versi misteriose, innestate da vitali manifestazioni di fede.
In occasione della festa del Santo, che si celebra annualmente il 15 gennaio con un partecipato rito collettivo, viene pubblicato il volume "Il Santuario di San Romedio", risultato di studi condotti nell’ambito della Soprintendenza provinciale per i beni culturali, in collaborazione con altri enti, che va ad arricchire e integrare il percorso di valorizzazione del complesso monumentale, già oggetto di un’articolata campagna di restauri e di uno specifico allestimento museografico».
Sostenuto da un’estesa ricerca archivistica, il lavoro complessivo, che ha riguardato geomorfologia, storia, agiografia, archeologia, architettura, arte, archivistica e antropologia, è il risultato di studi realizzati nell’ambito della Soprintendenza per i beni culturali (Roberta Giovanna Arcaini, Raffaella Colbacchini, Lorenza Endrizzi, Salvatore Ferrari, Stefania Franzoi, Luca Gabrielli, Emanuela Rollandini), in collaborazione con i dipartimenti di ingegneria civile ambientale e meccanica e di lettere e filosofia dell’Università di Trento (Giulia Baccillieri, Elisa Possenti, Alessandra Quendolo) e la partecipazione di studiosi del Castello del Buonconsiglio.
Hanno collaborato anche le realtà Monumenti e collezioni provinciali (Morena Dallemule), del Muse - Museo delle scienze (Marco Avanzini), delle Università degli Studi di Teramo (Luca Siracusano), Trento (Emanuele Curzel, Paolo Gatti, Marta Villa) e Udine (Andrea Tilatti), nonché di Helmut Stampfer, Christian Giacomozzi, Alessandro Bezzi e Luca Bezzi.
L’estesa panoramica di approfondimenti, pensata per essere accessibile non solo agli addetti ai lavori, si accompagna a un ricco apparato iconografico di immagini appositamente realizzate da Albert Ceolan e inedite fotografie in bianco e nero che appartengono all’Archivio fotografico storico provinciale.
La presentazione del volume è in programma il 19 febbraio alle 17, nell’aula magna del Vigilianum, in via Celestino Endrici 14 a Trento, in collaborazione con l'area cultura dell'arcidiocesi di Trento.
«Il volume presenta il Santuario di San Romedio non solo come bene da conservare, mettendone in evidenza peculiarità e complessità storico artistica, ma come un’eredità viva che diviene un ponte culturale tra generazioni, confermando che la ricerca, la catalogazione, lo studio critico non sono assolutamente fini a se stessi ma atti di cittadinanza scientifica e culturale. Ringrazio perciò tutti coloro che vi hanno partecipato attivamente, a partire dalla Soprintendenza per i beni culturali, per questo lavoro che ha saputo trasformare il passato in un laboratorio per il futuro della nostra comunità”, commenta l’assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa.
[foto credits: Albert Ceolan_Archivio fotografico Umst per i beni e le attività culturali, Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali]