«Dimenticate le arche dei Castelbarco»
Mori, mozione di Moiola per impegnare sindaco e giunta a valorizzare gli antichi monumenti funebri
MORI . «Il Comune di Mori, sulla base del finanziamento già concesso, deve muoversi per la realizzazione del polo espositivo per le arche castrobarcensi, un patrimonio unico e inestimabile»: lo dice il consigliere comunale (e laureato in arte) moriano Cristiano Moiola, che al riguardo ha depositato una mozione. «Il mausoleo di Guglielmo II il Grande che, tra il 1316 e il 1320 fu costruito sopra la porta del convento di Sant’Anastasia a Verona – spiega Moiola – fu preso a modello per la costruzione delle arche funebri dai nipoti dello stesso Guglielmo II, Aldrighetto Castelbarco (erede del territorio di Lizzana) e Guglielmo III (erede di Avio). Quest’ultimi, recependo l’insegnamento del loro antenato che aveva trasformato la propria arca in uno strumento di propaganda, decidevano, nei decenni successivi, di collocare i propri sepolcri sulla facciata della chiesa di San Tommaso di Canterbury a Rovereto e sopra il portale della chiesa di Sant’Antonio Abate a Avio. Le arche furono trasportate a Loppio tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento per la dismissione della chiesa di San Tommaso e i lavori alla cappella di Sant’Antonio Abate». Durante la prima guerra mondiale l’antico palazzo Castelbarco di Loppio fu bombardato e subì numerosi danni: «Non è chiaro se anche le arche furono colpite, ma nel dopoguerra il conte Pier Filippo Visconti ebbe la premura di sistemarle all’interno di un porticato, costruito per l’occasione tra la chiesa e il campanile di Loppio. Lasciate quasi tutto il secolo in tale luogo, visibili dalla strada, negli anni Ottanta alcune parti furono rubate e vendute sul mercato antiquario. Scattarono i provvedimenti di tutela e i sepolcri furono trasportati all’interno del Castello del Buonconsiglio di Trento, in attesa di un restauro, poi commissionato e concluso nel 1992 dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze». Dopo la conclusione del restauro le arche ritornarono a Loppio e furono messe all’interno di casse di legno in attesa di essere esposte alla comunità: «Lo scorso anno – ricorda Moiola – è stato siglato l'accordo di programma relativo al fondo strategico di Comunità. Il Comune di Mori, tra i progetti di sviluppo concordati con le altre municipalità della Vallagarina, ha indicato la creazione di uno spazio espositivo per ricollocare le arche castrobarcensi a Loppio. L’opera, il cui importo complessivo è stato stimato in 360 mila euro, ha ricevuto il finanziamento». Su queste basi la proposta al Consiglio è di impegnare sindaco e giunta ad attivarsi al più presto per la realizzazione dello spazio espositivo in cui collocare le arche, a istituire un tavolo di lavoro composto da figure competenti a supporto della realizzazione dello spazio espositivo prescelto e a organizzare una serata sull’argomento all’auditorium comunale. (m.cass.)