TRENTO. L’unica conseguenza per quell’investimento mortale è che Elda Martinelli Bertoni, novant’anni, resterà senza patente. Come sarebbe dovuta essere in quella domenica d’autunno (era il 26 ottobre del 2014) quando investì con la sua Fiat Punto Rossana Fontanari, 33 anni, tirando dritto come se nulla fosse e lasciando la povera ragazza a morire sull’asfalto sedici metri più in là, tanto per dire quanto fu violento l’urto.
Il processo per omicidio colposo si è concluso con una condanna a un anno di reclusione (pena sospesa) che non avrà conseguenze per l’anziana professoressa, riconosciuta colpevole di omicidio colposo ma assolta dall’accusa di omissione di soccorso.
Secondo il tribunale di Trento, non c’è la prova che l’anziana guidatrice di Pergine fosse consapevole di aver investito una persona quando ha proseguito (molto stanca, come aveva detto ai suoi familiari) la sua corsa verso casa. E per commettere il reato di omissione di soccorso - dice il codice penale - bisogna essere consapevoli che qualcuno ha bisogno di aiuto.
Le sono state pure riconosciute le attenuanti generiche visto che fu lei - l’anziana donna - a presentarsi ai carabinieri, prima di essere identificata, dicendo che a Pian dei Pradi, quella domenica pomeriggio, forse aveva urtato contro un’automobile: «Ero stanca, sarei tornata il giorno dopo per verificare se c’erano stati danni». Oltre ai danni (che non erano i primi procurati dall’anziana donna) c’era stata, purtroppo, una giovane vittima, Rossana, che quel pomeriggio aveva salutato la madre (“Ci sentiamo domani”) per andare a trovare un’amica e le sue bambine.
Per la giustizia quell’investimento mortale vale un anno di reclusione, con la pena sospesa, insomma niente. Questo prevede la legge. Ecco perché la madre di Rossana, Maria Luisa Bortoli - difesa al processo dall’avvocato Massimo Chioppi - ha deciso di scrivere una lunga lettera per denunciare come la legge, in casi come questo, serva solo a mortificare le vittime della strada e i loro familiari.