La dedica all’ambasciata italiana di Pristina
Una terrazza in ricordo della giovane cooperatrice trentina: «Ha lasciato una traccia indelebile»
PERGINE. Nella casa di via Montesei a Pergine dove Rossana Fontanari è cresciuta ci sono tantissime fotografie di quella ragazza, sempre sorridente, che aveva scelto di dare il proprio contributo al mondo impegnandosi nella cooperazione internazionale nei Balcani. Ma la sua voce, in quella casa, non c’è più: «Quella voce che mi manca tantissimo - racconta la madre Maria Luisa - anche quando mi diceva semplicemente ciao mamma».
Con quella voce - era il settembre scorso - Rossana aveva annunciato alla madre, al telefono, che l’ufficio della Cooperazione trentina presso l’ambasciata italiana in Kosovo sarebbe diventato realtà. E ora - in quell’edificio - c’è una bella terrazza che è stata dedicata proprio alla giovane cooperatrice trentina, che sulla targa viene definitiva “tessitrice appassionata di relazioni e legami fra il Trentino e i Balcani”.
C’era la madre di Rossana - assieme ai responsabili dell’Associazione Trentino per i Balcani - alla cerimonia che si è tenuta nei giorni scorsi a Pristina. Per la paura che l’emozione e la commozione le togliessero le parole Maria Luisa Bortoli ha scelto di prendere a prestito le parole da Giacomo Leopardi e ha recitato l’Infinito: «Una poesia che suggerisce l’abbattimento delle barriere e dei confini, cioè il sogno di mia figlia, secondo cui il senso della vita era dare il proprio contributo agli altri» ha detto.
E’ stato l’ambasciatore italiano a ricordare l’impegno di questa ragazza trentina per aiutare i kosovari a realizzare il loro sogno di svilupparsi secondo il modello trentino: «Ha lasciato una traccia indelebile, che resterà sempre a testimoniare il suo lavoro».
In quella domenica di ottobre Rossana Fontanari aveva le valigie pronte per quel viaggio lunghissimo attraverso Croazia e Serbia che la doveva portare ancora una volta in missione in Kosovo: «Ti mando un sms prima di partire e quando arrivo» aveva detto alla madre. Niente messaggi, il silenzio di quella casa venne rotto dal maresciallo dei carabinieri che - alle 10 di sera - suonò il campanello: «Fu come se nella mia vita fosse scoppiata una bomba che non ha lasciato più niente» racconta la madre di Rossana. «Ma mi devo fare forza perché questo è quello che avrebbe voluto lei. E penso che una sentenza come quella sulla morte di mia figlia non sia un esempio per i nostri giovani, che non devono pensare che tutto è consentito».