l’intervento

La madre di Rossana: «Questa giustizia mortifica le vittime»

La denuncia: «La morte di mia figlia è stata una beffa atroce causata da chi ha consentito a quella donna di guidare»


di Maria Luisa Bortoli*


di Maria Luisa Bortoli*

Vorrei esprimere alcune amare considerazioni sul fatto che talvolta le leggi, a causa del loro garantismo nei confronti di chi commette un crimine, possono mortificare la vittima o i di lei parenti.

Mia figlia, giovane pedone al di fuori della carreggiata stradale, è stata brutalmente investita da una donna molto anziana, non più in grado di tenere sotto controllo il volante della propria auto.

La donna di 90 anni (ora 91), che l'ha prima uccisa e poi abbandonata, non sconterà nessuna pena detentiva (né alcun altro tipo di pena alternativa) in virtù di una legge approvata pochi anni fa in Parlamento.

La morte di mia figlia è stata una beffa atroce, generata però non dal caso o dalla sfortuna, ma dall' indifferenza di tutti coloro che non si sono posti il problema di un intervento preventivo, né in ambito privato, né in ambito pubblico, come sarebbe invece stato doveroso, in considerazione dell’età notevolmente avanzata della donna, prima di firmare certificazioni mediche o rinnovi di patente che da lì a pochi giorni avrebbero avuto effetti devastanti.

Forse sono un’illusa, ma ho sempre pensato che lo scopo di leggi e normative non sia quello di deresponsabilizzare coloro che devono effettuare i controlli bensì quello di tutelare i cittadini dall'arroganza altrui.

La novantenne ha goduto del diritto a guidare l'auto (una 1400, di sera, su una strada di montagna), auto con cui ha ucciso mia figlia e gode ora del diritto a sottrarsi alla pena detentiva in quanto ultrasettantenne. Ha pure avuto il diritto di scegliere il tipo di processo che più le confaceva: ha scelto il veloce rito abbreviato che viene celebrato a porte chiuse.

Qualcuno riesce a capire la mia profonda amarezza nel vedere tutti questi diritti riservati ad una sola persona, quella colpevole, mentre invece a mia figlia è stato rubato il diritto alla vita all'età di soli 33 anni?

Di sicuro capiscono le mie parole tutti quei figli ( e nipoti ) che si sono preoccupati di togliere la patente al proprio congiunto quando questo è diventato troppo anziano.

Desidero esprimere il mio apprezzamento a tutte quelle persone che, rendendosi conto di avere un'età molto avanzata, spontaneamente hanno rinunciato alla patente, comprendendo che per una questione di comodità o di vanità avrebbero potuto mettere a repentaglio la vita altrui, dimostrando con tale scelta rispetto autentico per il prossimo, nonché saggezza.

La donna di cui sopra è stata condannata in 1° grado per omicidio colposo ed è stata assolta dall’imputazione di omissione di soccorso, anche se con forti dubbi da parte del giudice, cosa questa che emerge chiaramente in alcuni passaggi della motivazione della sentenza che ora dovrà affrontarela prova dell’appello.

Sono assolutamente rispettosa della magistratura e del lavoro svolto dai giudici finora, ma mi sembra giusto che alcuni aspetti che riguardano l’omissione di soccorso vadano esaminati ed approfonditi ancora di più.

Aspetto pertanto fiduciosa che la corte d'appello chiarisca e faccia giustizia anche sull'omissione di soccorso, . che a mio parere c'è stata.

Vorrei aggiungere un’ultima amara considerazione: la tragedia che ha colpito mia figlia viene definita “omicidio colposo”, che prevede pene nettamente inferiori a quelle di un omicidio volontario. Eppure non c'è dubbio che la morte causata da un’auto condotta in maniera pericolosa sia un omicidio volontario o quanto meno non colposo.

Esprimo pertanto la speranza che il Parlamento approvi definitivamente l'introduzione del reato di omicidio stradale che prevede pene più severe rispetto a quelle dell'omicidio colposo, perché il bene giuridico in questione riguarda l'inalienabile e inviolabile diritto alla vita, alla salute e alla dignità umana.

*Maria Luisa Bortoli è la mamma di Rossana Fontanari













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