Lavoro, i giovani restano fuori dalla porta

Aumentano le assunzioni, cala la percentuale degli under 29. Sono loro a pagare la crisi


Luca Marognoli


TRENTO. Monti dice ai giovani che dovranno abituarsi all'idea di non avere più il «monotono» posto fisso. Un'opportunità di crescita meritocratica se il mercato del lavoro davvero si avvicinerà al modello della "flexsecurity" danese. La situazione attuale però propone una precarietà altrettanto monotona e per questo allarmante. Con un fenomeno emergente: il boom dei «contratti intermittenti». Secondo i dati dei Centri per l'impiego, nei primi nove mesi del 2011 questi sono aumentati di 6.805 unità (+23,1%) tra quelli a termine e di 1.259 (+8,2%) tra quelli a tempo indeterminato.

Si tratta della forma più flessibile di lavoro, ad alta gradazione di precarietà: la prestazione, infatti, avviene «a chiamata», quindi ad intervalli indefiniti e determinati dal datore. Meglio del lavoro nero, perché si tratta pur sempre di una tipologia regolata dalla legge, ma la crescita esponenziale di questi contratti impone un monitoraggio attento. Dietro l'angolo - avverte la Cgil del Trentino - c'è il rischio dello sfruttamento, come pure l'utilizzo improprio di questa formula, che potrebbe nascondere un contratto a tempo pieno camuffato. Precarietà sempre più marcata, dunque, e giovani che risentono più di tutti della crisi, restando spesso fuori dalla porta.

Il report dell'Osservatorio del mercato del lavoro infatti mostra una ripresa nella dinamica delle assunzioni, con un aumento di 2.765 contratti rispetto ai primi nove mesi del 2009. Segno che le aziende sono vitali e vogliono uscire dal tunnel della crisi. Per farlo però, si affidano agli adulti (dai 30 ai 54 anni), che aumentano del 4,9% e agli anziani, addirittura del 9,8%. Non ai giovani, che invece calano dell'1,3%.

Secondo la Cgil questo è il sintomo di una paura, da parte delle aziende, nell'investire sulla risorsa giovani. Nell'incertezza preferiscono assumere lavoratori di esperienza, sfruttando anche gli incentivi della mobilità. Un campanello d'allarme da non trascurare, pur in un quadro di disoccupazione giovanile - sottolineano in via Muredei - che a livello provinciale è la metà di quella nazionale.

Se i dati appena riportati si riferiscono al numero dei contratti, per avere un quadro sui lavoratori bisogna tornare al 2010. Sempre secondo l'Oml dell'Agenzia del lavoro, i precari ammontavano a 26.500 su un totale di 180.800 lavoratori dipendenti: una percentuale pari al 14,7%. La distribuzione dimostra come a soffrire siano soprattutto i giovani dai 15 ai 24 anni: più della metà (il 50,6%) rientra nelle fila dell'occupazione temporanea. Si scende al 15,1% nella fascia fino ai 44 e al 6,8% in quella fino ai 54, per risalire all'8,1% tra gli over 55. I lavoratori atipici si aggirano sui 3.500 (con 2.700 co.co.co). Vola anche il trend della disoccupazione giovanile: 4.086 gli under 24 iscritti ai Centri per l'impiego (rispetto ai 3.408 del 2009). Il tasso fa un balzo dall'8,5% del 2008 al 15,1% del 2010.













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