giovani agricoltori

Federico, 19 anni e l’amore per il vino diventato lavoro: con le anfore di terracotta in cantina

Diplomato alla Fem, già impegnato nell’azienda di famiglia dove lavora ancora nonno Bruno (83 anni)

di Carlo Bridi

NOMI. Iniziamo il nuovo anno con una bella storia, che vuole essere augurale per un anno che si presenta ancora problematico per la pandemia. E’ quella di un giovane di appena 19 anni ma già ricco di idee e progetti per il futuro per i quali vuole completare il percorso formativo per poi confrontarsi con il mondo prima di tuffarsi a tempo pieno nell’attività dell’azienda famigliare che sta viaggiando a vele spiegate.

Parliamo di Federico Grigoletti di Nomi, che ha già dato un saggio della sua bravura e della sua voglia di innovare riscoprendo però la tradizione antica. Diplomato alla FEM con 100 e lode in viticoltura ed enologia, Federico ha già messo a punto un progetto che ha fortemente voluto portando nella cantina di famiglia delle anfore di terracotta fatte confezionare apposta da un artigiano, nelle quali ha conservato il vino base spumante aggiungendo nello stesso recipiente più annate per tutta la prima fase di maturazione. Poi la spumantizzazione con il metodo Charmat ed un periodo di fermentazione di sei mesi in autoclave.

Il risultato è quello di uno spumante che vuole essere diverso, innovativo come fortemente voluto da nonno Bruno. E’ dall’unione di tutte le diverse annate, affinate in terracotta, che riusciamo a far evolvere in maniera fantastica i nostri vini, afferma soddisfatto Federico.

Il nome dato alle bollicine, ultimo nato della grande famiglia è Grigolè Emozioni d’Anfora. Si tratta di un prodotto che si contraddistingue per la sua complessità dell’intenso profumo fruttato di frutta trentina: albicocca e mela con un perlage intenso e fine.

Il valore aggiunto per questa azienda proviene certamente dalla famiglia, è la famiglia composta da tre generazioni di vignaioli che viene posta sempre al centro di ogni iniziativa ed è diventato lo strumento di forza per una gestione innovativa e costantemente rivolta all’innovazione nella tradizione.

Sono infatti ancora perfettamente attivi in azienda il nonno Bruno, classe 1938 e nonna Aida, che sono stati gli iniziatori di questa splendida avventura sulla base dell’esperienza maturata nei Clubs 3P, ci tiene a precisare Bruno. Con molti ampliamenti fatti negli anni oggi siamo di fronte ad una cantina che è l’ideale per l’apertura al turismo, puntando sull’enoturismo del quale Bruno è stato antesignano 40 anni orsono.

Ma ha anche un’altra particolarità, che come recita una targa collocata nella stupenda cantina di 1000 metri quadrati tutti scavati sotto terra: è stata realizzata senza nessun contributo pubblico. La seconda generazione è composta dal figlio Carmelo che appena terminati gli studi si è inserito al fianco di papà, con la moglie Marica, ed ora è la volta di Federico e di sua sorella Martina.

L’azienda non ha una grande superficie, un totale di 7 ettari di vigneti coltivati in ordine decrescente a Chardonnay, Marzemino, Merlot, Pinot Grigio, Cabernet ed una piccola quantità di Traminer Aromatico e di due vitigni resistenti: il PIWI, e lo Johanniter che assieme al Traminer sono la base della vendemmia tardiva per la produzione del famoso San Martim, un vino liquoroso di alto lignaggio, un vero nettare degli Dei.

Tutta la produzione viene incantinata nelle capienti botti di acciaio e di legno per prendere poi le diverse strade in base alla varietà: lo Chardonnay, per la base spumante, i rossi per la produzione della vasta gamma di vini fermi tutti di alto lignaggio che vengono venduti tutti in bottiglia, la vendemmia tardiva-come detto- per la produzione del vino liquoroso.

L’imperativo per l’azienda è quello di produrre vini di alta qualità, una qualità che nasce in campagna con le cure quasi maniacali di nonno Bruno, per poi seguire anche in cantina tutti processi di maturazione che permettano di valorizzare al massimo la qualità. Il risultato è quello che questa piccola cantina ha fatto incetta di premi.

Un’azienda sempre più sostenibile dal punto di vista economico, sociale ma soprattutto ambientale.

E’ questo l’obiettivo che si pone Federico con una strategia a 360 gradi dal vigneto alla cantina, agli imballaggi. Ma per realizzare questo obiettivo, precisa Federico, “ritengo necessario un confronto costante con gli altri sistemi vitivinicoli produttivi nel mondo”. “Il mio grande desiderio è di visitare queste diverse realtà e metterle a confronto con ciò che facciamo noi e trarne indicazioni per il futuro”.

Innovazione di prodotto e di processo, è l’imperativo del giovane il tutto in un’ottica della sostenibilità. "L’attenzione all’ambiente in quest’ottica è molto grande, perché il rapporto con esso sarà sempre più importante anche per la nostra attività. Anche il biologico va visto in quest’ottica come una nuova opportunità che abbiamo davanti a noi. Però, conclude, sono convinto che comporta delle decisioni assai complesse che vanno molto bene ponderate anche perché noi grazie alle tante cure di nonno Bruno nel vigneto, siamo già vicini ad una produzione con pochissimo uso della chimica di sintesi”.